Le Banche, nonostante le indicazioni della Mifid2, dell’Esma e della Consob, non adotta sistemi uniformi e trasparenti per informare i propri clienti sulle spese sostenute.
Secondo un’inchiesta condotta dal Plus24 esistono costi nascosti a carico dei clienti. L’inchiesta verte sulla notifica ex post dei costi effettivamente addebitati agli investitori, che assume particolare importanza per i report relativi all’anno passato. Questa ricognizione è avvenuta agli inizi di maggio, perché a fine aprile era previsto un termine di riferimento per la consegna di questa documentazione.
Banche e clausole poco chiare: trappole per i clienti
L’Esma ha lanciato un’azione di vigilanza comune con le autorità nazionali sull’applicazione delle regole di divulgazione dei costi e degli oneri della Mifid 2 in tutta l’Unione europea, ma, come evidenziato dall’indagine di Plus24, la rendicontazione adottata dalle banche non sempre permette una immediata comprensione delle varie posizioni dei clienti.

Consob aveva già evidenziato la situazione nel 2019, all’indomani dell’entrata in vigore della nuova Mifid, e a metà del 2020 aveva diffuso una raccomandazione che dettava le modalità per la disclosure dei costi, fissando anche una data di riferimento per l’invio di questa rendicontazione, ovvero il 30 aprile. Tuttavia, emerge dall’indagine di Plus24 che le modalità adottate sono estremamente varie, con denominazioni differenti e un numero ampio di pagine (da 1 a 20).
Inoltre, la rendicontazione dei costi viene spesso “farcita” con una fotografia del portafoglio del cliente, l’analisi dei mercati e la valutazione di adeguatezza degli investimenti, rendendo difficile la ricerca delle informazioni sui costi. Infine, ci sono banche che mettono a disposizione il documento sul sito senza avvisare i clienti tramite una mail. Questa modalità è poco trasparente, considerando che il numero di quanti controllano la propria situazione sul sito è molto ridotto.

