Pensione di reversibilità o una tantum (indennità per morte) in base ai contributi del lavoratore deceduto.
Una Lettrice ci chiede se può ottenere questa prestazione, analizziamo nel dettaglio cosa prevede la normativa. Il quesito della Lettrice: Sono diventata vedova nell’anno 2022. Mio marito aveva lavorato per 13 anni come dipendente e poi negli ultimi quattro anni come artigiano. Mi sono recata ad un patronato e mi dissero che la pensione di reversibilità non mi aspettava perché mio marito non aveva maturato gli ultimi cinque anni come lavoratore dipendente. Chiedo cortesemente di sapere se mi spetta la pensione di reversibilità in base ai contributi versati da mio marito. Grazie

Pensione di reversibilità e contributi maturati
Cara lettrice, se suo marito sommando i contributi da lavoro dipendente e quelli di lavoro come artigiano aveva almeno 15 anni di versamenti, lei ha diritto alla pensione di reversibilità. Questa prestazione, infatti, spetta al coniuge superstite, se il deceduto aveva almeno 15 anni di contributi in tutta la sua vita assicurativa, oppure, poteva far valere 5 anni di contribuzione, di cui almeno tre versati nel quinquennio precedente la data della morte. Questo accade perché non si applica alla pensione ai superstiti la disposizione della riforma Amato, che ha elevato il requisito contributivo minimo dai 15 anni ai 20 anni di versamenti. Ci sono delle regole precise da rispettare che riguardano anche il reddito, nella scheda dell’INPS trova tutte le indicazioni: Pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità
Una tantum (indennità per morte)
Bisogna considerare anche un altro aspetto, se ha sbagliato i conti e suo marito non aveva maturato i requisiti sopra elencati, lei ha comunque diritto a un’indennità una tantum (chiamata indennità per morte) che è determinata in proporzione all’entità dei contributi versati a favore del lavoratore scomparso. È però, necessario, che il deceduto abbia maturato nel quinquennio precedente il decesso, almeno 52 settimane di contributi.

