Crescita del mercato ESG e ombra del greenwashing, come difendersi

Il greenwashing è una strategia comunicativa attraverso la quale un’entità presenta la propria politica di sostenibilità aziendale, cercando di trasmettere un’immagine di maggiore responsabilità in ambito ESG rispetto alla realtà. 

Rating ESG e rischio di greenwashing

Il mercato dei rating ESG sta vivendo un’espansione senza precedenti, ma con essa cresce anche il rischio di greenwashing. La seconda edizione dello studio sulla sostenibilità, commissionato da Google Cloud a The Harris Poll, ha esaminato l’impegno delle aziende in questo campo, rivelando fattori che influenzano le strategie ESG (ambientali, sociali e di governance).

I risultati indicano un contesto macroeconomico difficile e una diminuzione delle risorse disponibili, ma mostrano anche la determinazione dei manager a reagire concretamente, migliorando gli strumenti di misurazione per raggiungere obiettivi definiti.

Sondaggio sulla sostenibilità di Google Cloud 

Google Cloud ha chiesto ai dirigenti di tutto il mondo informazioni sulla situazione economica, sulle pressioni per il greenwashing e sui processi decisionali. Lo studio ha coinvolto oltre 1.400 manager di alto livello in 16 Paesi tra cui l’Italia, ed evidenzia che in Italia le iniziative ESG sono passate dalla prima alla seconda priorità organizzativa dal 2022 al 2023.

Sostenibilità
Sondaggio sulla sostenibilità di Google Cloud (Bonus24Ore.it)

Lo studio evidenzia che circa l’84% dei dirigenti ritiene che le iniziative di sostenibilità della propria organizzazione sarebbero più efficaci se ci fosse una struttura migliore e più rigorosa in materia di responsabilità. Inoltre, i  dirigenti citano i costi e la mancanza di investimenti come ostacoli critici, mentre tecnologia, team building e investimenti operativi sono le principali vie per una trasformazione aziendale sostenibile. Infine, il 43% delle organizzazioni lega la retribuzione a obiettivi di sostenibilità, in calo del 9% rispetto all’anno precedente.

Che cos’è il greenwashing?

Il greenwashing non è semplicemente una scarsa performance ESG, ma una pratica deliberata (o involontaria) di fuorviare investitori e pubblico attraverso dichiarazioni ambientali non verificabili. Secondo la Law Society del Regno Unito, definisce il greenwashing come “affermazioni false o fuorvianti sulle prestazioni ambientali di un’azienda, prodotto o servizio.”

Questa pratica, sia intenzionale che non intenzionale, espone le aziende a gravi rischi legali, reputazionali e finanziari. Possono esserci casi in cui le aziende involontariamente trasmettono dichiarazioni ambientali fuorvianti a causa di una trasparenza dei dati insufficiente e una difficoltà nella comprensione della rendicontazione ambientale. In questi casi si osservano nelle dichiarazioni espressioni come: net zero”, “environmental-friendly” ed “energy efficient”, rendendo il documento per la sostenibilità privo di fondamento.

Greenwashing a livello globale: Europa, Stati Uniti e Asia

L’interesse per le tematiche ESG è in crescita a livello mondiale, tuttavia l’assenza di standard definiti ha consentito la diffusione di dichiarazioni fuorvianti in questo ambito. Per far fronte a questa situazione, le autorità di regolamentazione stanno introducendo nuove normative per contrastare le affermazioni ingannevoli e tutelare i clienti e gli investitori.

Nello specifico: L’Europa ha emanato nuove direttive per contrastare il greenwashing; gli Stati Uniti rafforzano la vigilanza nella normativa; in Asia cresce l’attenzione verso la sostenibilità.

Europa: nuove direttive per contrastare il greenwashing

L’Europa è in prima linea nel contrasto al greenwashing, con una serie di normative per garantire la trasparenza delle dichiarazioni ESG. La Direttiva UE sulle dichiarazioni green, che mira a regolamentare l’uso di termini vaghi come “carbon neutral” o “eco-friendly”, imponendo standard comuni per le comunicazioni ambientali.

La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) rappresenta un ulteriore passo avanti, obbligando le grandi aziende europee e alcune PMI a fornire una rendicontazione ESG dettagliata basata sugli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). Il Regno Unito, ha deciso di mantenere un alto livello di vigilanza nonostante la Brexit, e sono stati introdotti requisiti obbligatori di trasparenza per le aziende quotate (PS23/16: Sustainability Disclosure Requirements (SDR) and investment labels), con una particolare attenzione alle emissioni di gas serra e ai piani di transizione verso un’economia a basse emissioni. 

Stati Uniti: Rafforzamento della vigilanza normativa

Negli Stati Uniti, il contrasto al greenwashing è guidato da una serie di interventi normativi sempre più stringenti. La Sezione 5 del Federal Trade Commission Act vieta da tempo la pubblicità ingannevole, ma il suo ambito è stato ampliato per includere le dichiarazioni ESG. La Federal Trade Commission (FTC) ha anche aggiornato le Green Guides, linee guida per aiutare le aziende a evitare dichiarazioni ambientali fuorvianti, specificando l’importanza di fornire prove concrete per affermazioni come “biodegradabile” o “riciclabile”.

La Securities and Exchange Commission (SEC) ha proposto nuove regole per la divulgazione climatica, che richiedono alle aziende quotate di comunicare informazioni dettagliate sulle emissioni di gas serra, sui rischi climatici e sui piani di sostenibilità. Inoltre, la creazione della Task Force ESG presso la Divisione Enforcement della SEC ha rafforzato la capacità dell’autorità di monitorare e sanzionare i casi di greenwashing.

Asia: Crescente attenzione alla sostenibilità

In Asia, l’approccio al greenwashing varia notevolmente da un paese all’altro, ma la regione sta dimostrando un impegno crescente verso la sostenibilità. Singapore ha introdotto il Green Labelling Scheme, un programma di certificazione che garantisce la trasparenza delle dichiarazioni ambientali e incentiva le aziende a rispettare standard rigorosi per ottenere il marchio “green”.

Il Giappone, ha pubblicato le Linee guida per le dichiarazioni green, che forniscono criteri chiari per evitare ambiguità nelle comunicazioni ambientali e incoraggiano le aziende a supportare le proprie affermazioni con dati verificabili. In Corea del Sud, la Legge di sostegno alla tecnologia ambientale e all’industria rappresenta una pietra miliare, prevedendo incentivi per le aziende che sviluppano tecnologie sostenibili, ma anche sanzioni per quelle che abusano di dichiarazioni di sostenibilità per motivi commerciali. 

Il ruolo fondamentale dei valutatori ESG

I valutatori ESG sono al centro del sistema di sostenibilità, ma devono affrontare la sfida di identificare il greenwashing. Il loro lavoro include:la valutazione della trasparenza delle dichiarazioni ambientali aziendali; le decisioni di investimento informate fornire agli investitori un quadro affidabile per allineare i loro portafogli; le promozione della responsabilità aziendale incentivando le aziende a migliorare la propria trasparenza e performance reale.

ESG
Il ruolo fondamentale dei valutatori ESG (Bonus24ore.it)

Tra le tecniche usate dai valutatori ESG sono presenti le analisi dei dati secondari che include la verifica di verifica di coerenza tra dichiarazioni e documenti ufficiali; l’audit indipendenti con il coinvolgimento di terze parti per validare i dati forniti; il confronto con standard internazionali (come GRI, ESRS o SASB).

La necessità di regole più severe

Il greenwashing rappresenta un ostacolo significativo alla transizione sostenibile. Regolatori, aziende e valutatori ESG devono lavorare insieme per garantire maggiore trasparenza e responsabilità. L’armonizzazione delle norme internazionali è fondamentale per contrastare questa pratica e tutelare investitori e consumatori.

Angelina Tortora
Angelina Tortorahttps://bonus24ore.it
Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il Lettore nel disbrigo delle pratiche dalle più semplici alle più complesse. Direttrice di varie testate giornalistiche e impegnata in vari progetti editoriali e sociali.
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