La questione relativa alla dilazione del pagamento del trattamento di fine servizio (TFS) per i dipendenti pubblici è nuovamente all’attenzione della Corte Costituzionale.
Il TAR delle Marche, durante l’udienza del 12 febbraio 2025, ha ritenuto significativa e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale riguardante le norme che prevedono il pagamento dilazionato del TFS.
Dilazione del pagamento del TFS superiore a 3 anni: sollevata la questione di legittimità alla Corte Costituzionale
Il TAR ha accolto le obiezioni presentate da un dirigente della Polizia di Stato in pensione dal 2022, assistito dall’avvocato Pietro Frisani, capo dello Staff legale di Difendimi.com. Il ricorrente ha sostenuto che la normativa, che prevede una dilazione superiore a tre anni, contrasta con i principi costituzionali e con quelli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ha quindi richiesto il pagamento immediato dell’intero TFS, insieme alla rivalutazione delle somme e degli interessi.
La Corte Costituzionale aveva già sollecitato due volte (sentenze 159/2019 e 130/2023) un intervento legislativo per modificare tale normativa, considerandola illegittima, soprattutto per la mancanza di rivalutazione delle somme corrisposte in ritardo.
La questione è rilevante, considerando che nel 2023 il tasso di inflazione era dell’8% e nel 2024 del 5%. Un dipendente pubblico con un TFS lordo di 200.000€ subirebbe una perdita netta di circa 26.000€, oltre agli interessi.
Nonostante ciò, nessun governo ha affrontato il problema. Una proposta di legge del gennaio 2024 è stata ostacolata dalla Ragioneria di Stato, che ha evidenziato l’impatto finanziario di circa 3,8 miliardi di euro necessario per liquidare tutti i TFS senza dilazione. Questa somma, tuttavia, rappresenta denaro già accantonato dai dipendenti nel corso degli anni.
Anche l’INPS ha peggiorato la situazione. Dopo aver introdotto l’anticipazione del TFS per gli iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali, ha sospeso ulteriori domande nel aprile 2024 e ha chiuso definitivamente la procedura di anticipazione per il Fondo Credito nel giugno successivo.
L’avvocato Pietro Frisani, che difende i diritti dei pubblici impiegati neo-pensionati, commenta: “È probabile che la Corte dichiari esaurita la propria pazienza di fronte all’inerzia del legislatore, che ignora i ripetuti richiami della Corte, ledendo le prerogative dell’istituzione. Ciò potrebbe portare alla dichiarazione di illegittimità delle disposizioni normative attuali, consentendo a chi è andato in pensione negli ultimi anni di richiedere la restituzione degli interessi e la rivalutazione delle somme percepite a causa di una dilazione illegittima.”

