Molti pensionati si sono ritrovati con una comunicazione inaspettata da parte dell’INPS: un presunto errore di calcolo avrebbe causato l’erogazione di importi superiori al dovuto. Ma è davvero possibile che l’INPS chieda la restituzione delle somme già pagate? Scopri cosa prevede la normativa in questi casi.
Errore di calcolo: l’INPS chiede di restituire i soldi versati in più
Una lettrice racconta di aver ricevuto una lettera dall’INPS in cui si parla di un errore nei conteggi della pensione. Secondo l’Istituto, la cifra ricevuta sarebbe stata più alta del dovuto, motivo per cui si procederà con una decurtazione degli importi futuri e la richiesta di restituzione delle somme percepite “per errore”.
Cosa dice la legge
In linea generale, l’INPS può chiedere la restituzione solo se il pensionato era consapevole dell’irregolarità o se ha contribuito all’errore. Tuttavia, se il versamento in eccesso è dipeso esclusivamente da un errore materiale dell’ente, il principio dell’indebito previdenziale limita fortemente il recupero delle somme. In questo caso, sarà compito dell’INPS dimostrare l’eventuale dolo o colpa del beneficiario.
Nello specifico, l’INPS non può chiedere a restituzione di quanto pagato in eccedenza, nel caso in cui le somme siano state corrisposte in base a un provvedimento considerato definitivo o comunicato all’interessato. Ovviamente, questo principio vale se l’errore è addebitabile all’INPS e il pensionato non abbia contribuito ad indurre l’Istituto in errore.
Bisogna considerare anche, che la disciplina degli “indebiti pensionistici”, ovvero soldi pagati ma non dovuti, è alquanto scivolosa e piena di casi particolari.

