I lavoratori stagionali e le tutele necessarie per far fronte alle 442 milioni di presenze attese di questa estate

Ci si prepara alle tanto agognate vacanze al mare, in montagna o al lago, ma i datori di lavoro si trovano ad affrontare un grosso problema: la mancanza di personale. Ma chi sono i lavoratori stagionali e che tutele dovrebbero avere?

Luca Furfaro, esperto di welfare e consulente del lavoro, ci illustra i rapporti di lavoro stagionali e quali misure implementare per attenuare il problema della mancanza di personale per gestire gli enormi flussi attesi per questa estate

Da poche settimane si è aperta la stagione estiva ma, dal litorale Veneto alla Versilia, l’allarme lanciato da  albergatori e ristoratori è unanime: mancano lavoratori stagionali che possano coprire i turni e garantire un servizio di qualità per far fronte alle 442 milioni di presenze attese in questa torrida estate (+12% rispetto al 2022).[1]

Per definizione il lavoratore stagionale è colui che svolge un’attività lavorativa che si concentra in un determinato periodo dell’anno senza un carattere di continuità: si tratta di rapporti di lavoro a tempo determinato scanditi da regole del tutto peculiari rispetto ai canonici contratti di tal genere, distinguendosi sia per limiti quantitativi che di durata massima. [2] Tutte le figure coinvolte nelle attività stagionali sono state definite dal decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dai contratti nazionali e si possono circoscrivere a tre settori principali: agricoltura, turismo e servizi. Bagnini e personale spiagge, cuochi e camerieri, hostess e receptionist, sono queste le figure principali che svolgono i loro compiti a seconda della ciclicità del mestiere stesso.

Non è prevista una durata precisa, né un rinnovo o una proroga per la natura del contratto stesso, ma la legge stabilisce che questa tipologia contrattuale deve avere una durata massima di 8 mesi l’anno. I lavoratori stagionali godono di alcune tutele da parte del datore di lavoro: hanno diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore per le stagioni future, o ad esempio la tutela della maternità con un periodo di congedo in cui la lavoratrice ha diritto all’assegno di maternità. I lavoratori stagionali hanno, inoltre, diritto ad 1 giorno di pausa settimanale e ad un periodo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro. Come tutti gli altri lavoratori maturano permessi, ferie, mensilità supplementari e TFR ed in caso di malattia spettano le relative indennità.

La grande crisi che ha colpito il settore del turismo e dei servizi ha avuto un’eco che ancora oggi lo affligge: se nel 2023, i numeri confermano una ripresa, quello dei lavoratori rimane ancora una priorità da risolvere.

“Le attività faticose a livello di impegno e turni, la grande crisi vissuta dal settore turistico e quello dei servizi a causa della pandemia hanno contribuito ad alimentare il problema della mancanza di personale stagionale” dichiara Luca Furfaro, esperto di lavoro e di welfare e titolare dell’omonimo studio. “Ci deve essere un reincontro tra la domanda e l’offerta e l’Italia si muove molto lentamente nelle politiche attive del lavoro, non si riesce a trovare il personale perché non c’è un sistema centralizzato che lo faccia funzionare.”

Una possibile soluzione? Il bonus turismo

Per favorire l’andamento del comparto, il governo ha inserito alcune nuove misure in sede di conversione del decreto lavoro che consiste in un compenso ulteriore in forma di trattamento integrativo speciale. Dal 1 Giugno al 21 Settembre 2023 i lavoratori stagionali riceveranno un aumento lordo del 15% in busta paga, corrisposte in relazione al lavoro notturno e alle prestazioni di lavoro straordinario, una somma a titolo di trattamento integrativo speciale che ha lo scopo di favorire il tasso e la stabilità occupazionale.

A questo intervento riparatore occorre affiancare la necessità di ragionare sulle peculiarità del lavoro stagionale con un meccanismo strutturale che riesca a rendere tale tipologia di lavoro appetibile sul piano retributivo e assistenziale. E’ necessario che il lavoro stagionale diventi un impegno fisso, così da creare personale qualificato ed aiutare le aziende nel percorso di selezione, affiancando però i lavoratori nei periodi di inattività. Secondo Luca Furfaro, una possibile soluzione potrebbe essere quella di agevolare la stabilizzazione di tali lavoratori con la creazione di particolari tipologie di contratti part time su base annua che utilizzano il risparmio contributivo nei mesi di inattività. In parole più semplici, il dipendente stagionale, potrebbe ricevere uno stipendio per tutto l’anno ma con i periodi di “non lavoro” coperti da ammortizzatori sociali finanziati dallo Stato; questo garantirebbe, con determinate condizioni, un sostegno economico al lavoratore e al contempo lo terrebbe legato al proprio datore di lavoro.

Comunicato stampa


[1] https://demoskopika.it/wp-content/uploads/2023/03/CS-Turismo-Previsioni-2023.pdf

[2] https://www.cliclavoro.gov.it/pages/it/my_homepage/focus_on/tipo_di_rapporti_di_lavoro/lavoro_stagionale/

Angelina Tortora
Angelina Tortorahttps://bonus24ore.it
Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il Lettore nel disbrigo delle pratiche dalle più semplici alle più complesse. Direttrice di varie testate giornalistiche e impegnata in vari progetti editoriali e sociali.
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