Maxi truffa sui 730, un’inchiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha smascherato un vasto sistema di frode fiscale basato sulla falsificazione di dichiarazioni dei redditi e accessi abusivi ai sistemi informatici dell’Agenzia delle Entrate.
L’operazione ha portato all’arresto di tre persone, all’iscrizione nel registro degli indagati di 151 soggetti e al sequestro dell’intero ammontare della truffa, stimato in circa 719 mila euro.
Le accuse mosse agli indagati sono pesanti: associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato, falso, sostituzione di persona e accesso abusivo ai sistemi informatici. Il sistema fraudolento ruotava attorno alla sistematica manipolazione di almeno 1.200 dichiarazioni Irpef, resa possibile dalla complicità di funzionari dell’Agenzia delle Entrate e di Caf fittizi operanti in diverse aree della Calabria.
Il meccanismo della frode sui 730
Lo schema prevedeva l’inserimento di spese mediche inesistenti e l’aggiunta di falsi familiari a carico nelle dichiarazioni dei redditi, così da ottenere indebiti rimborsi fiscali. Il denaro veniva poi spartito tra i complici: il 60% finiva nelle tasche del contribuente che si prestava alla frode, mentre il restante 40% era destinato all’organizzazione criminale. Per eludere i controlli automatizzati dell’Agenzia delle Entrate, ogni rimborso illecito non superava la soglia dei 4.000 euro.
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, sta ora approfondendo eventuali legami con la ‘ndrangheta, che potrebbe aver avuto un ruolo nell’organizzazione del sistema truffaldino. Gli sviluppi dell’inchiesta potrebbero far emergere nuovi scenari e ulteriori responsabilità in quello che si configura come uno dei più sofisticati raggiri fiscali scoperti negli ultimi anni.

