La Corte di Cassazione ha precisato l’assistenza da dedicare al familiare disabile attraverso i permessi legge 104, che non deve per forza coincidere con l’orario di lavoro.
Il diritto di assistere un familiare disabile tramite i permessi legge 104 ha generato numerose controversie legali negli ultimi anni. Recentemente, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 26417 del 10 ottobre 2024, ha stabilito un principio fondamentale a favore dei lavoratori che utilizzano tali permessi per assistere i propri cari.
Permessi legge 104: non serve che l’assistenza coincida con le ore di lavoro
Con l’ordinanza la Corte di Cassazione ha ordinato il risarcimento e la reintegrazione di un lavoratore licenziato per presunto abuso dei permessi previsti dalla legge n. 104/1992, utilizzati per assistere il padre disabile. La vittoria nella causa contro il datore di lavoro si fonda sul fatto che, secondo le relazioni dell’investigatore privato, il dipendente si era recato dal padre solo in alcune delle giornate di permesso.
Tuttavia, è stato escluso che le ore di permesso siano state impiegate per fini personali. Le attività svolte al di fuori del domicilio devono essere considerate legate a bisogni reali del disabile, come fare la spesa, accompagnare a visite mediche o acquistare farmaci. Inoltre, non è possibile contestare la compatibilità tra il turno lavorativo e le esigenze di assistenza.
L’ordinanza n. 26417 del 10 ottobre 2024 della Corte di Cassazione potenzia la protezione dei lavoratori che assistono familiari disabili, evidenziando che l’assistenza non è limitata alla cura diretta presso il domicilio. Questa interpretazione amplia i diritti dei lavoratori, offrendo maggiore flessibilità nell’utilizzo dei permessi e fornendo linee guida chiare su come le aziende dovrebbero gestire queste situazioni complesse.

