Nel real estate italiano ed europeo l’efficienza energetica, i rischi climatici e le pratiche di governance non sono più “optional”. Oggi questi fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) pesano sul valore reale degli immobili e sulla capacità di ottenere credito. La sostenibilità trasforma così le stime immobiliari e disegna un nuovo paradigma per banche, periti e investitori.
Integrare gli ESG nella stima del property value non è solo una tendenza, ma una necessità normativa, finanziaria e di mercato. La sostenibilità influisce sui rischi ambientali, sulla resilienza degli asset immobiliari e sulle nuove regole europee di valutazione.
ESG e Property Value: cosa cambia davvero nel real estate
La rilevanza degli ESG nel settore immobiliare cresce con forza, perché ormai questi criteri incidono non soltanto sulle pratiche operative di sostenibilità, ma sul valore di mercato degli immobili e sulla gestione del rischio di credito.
In passato, le valutazioni immobiliari si basavano quasi esclusivamente sul prezzo di mercato storico e su comparazioni statiche. Oggi, invece, si guarda alla resilienza futura degli asset: quanto sarà sostenibile nel tempo un immobile esposto ai cambiamenti climatici, all’efficienza energetica o ai fattori sociali legati al contesto urbano? Queste domande entrano prepotentemente nelle metodologie di stima, rendendo la sostenibilità un elemento centrale del property value.
Un esempio concreto di questa trasformazione normativa è l’introduzione, nel quadro europeo, del Regolamento (UE) 2024/1623 (CRR 3). Con l’entrata in vigore di questa normativa, gli istituti di credito non si limitano più a guardare al semplice valore di mercato dell’immobile fornito come garanzia. Ora devono considerare un valore di tipo prudenziale e sostenibile, in grado di riflettere anche i rischi legati agli ESG – come i rischi fisici (sismico, idrogeologico, alluvionale), quelli di transizione normativa e le variabili legate alla sostenibilità operativa dell’edificio.

