Pensionamento e contributi non trovati dall’INPS anche se risultano sul libretto di lavoro, come fare?

Molti lavoratori si trovano a scoprire, poco prima del pensionamento, dei contributi mancanti nel loro estratto conto INPS.

Spesso, queste lacune riguardano rapporti di lavoro risalenti nel tempo, per i quali non sono stati versati i contributi previdenziali dovuti.

Pensionamento e contributi non trovati dall’INPS: la soluzione giusta

Nel nostro gruppo Facebook, un membro ha posto la seguente domanda: “Ho sul libretto di lavoro 2 anni come impiegata dal 69 al 71, ma non trovo i contributi e quindi 2 anni persi di pensione? Se sul libretto di lavoro ci sono ci dovrebbero essere anche i contributi accreditati nell’estratto INPS? Si parla di 50 anni fa.”

Se i contributi sono soggetti a prescrizione e non è possibile presentare una denuncia o una segnalazione all’INPS, l’unica alternativa è il riscatto dei periodi privi di contributi, attraverso la creazione di una rendita vitalizia.

Rendita vitalizia INPS: come ottenerla

La legislazione consente al datore di lavoro, o ai suoi eredi, di costituire presso l’INPS una rendita vitalizia reversibile, equivalente alla quota di pensione che sarebbe spettata al lavoratore in base ai contributi non versati. Se non si riesce a ottenere dal datore di lavoro la creazione della rendita, il lavoratore o i suoi eredi possono riscattare gli anni di contributi mancanti, sostenendo personalmente i costi del riscatto, mantenendo il diritto al risarcimento del danno.

Contributi figurativi
Come influiscono i contributi figurativi sulla pensione (IA) – Bonus24Ore.it

Ma come si può dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente quando all’INPS non risultano contributi versati?

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 14416 del 2019 ha fornito chiarimenti in merito, e l’INPS ha emesso una circolare esplicativa: la prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro per la costituzione della rendita deve essere fornita attraverso un documento scritto e datato. È necessario dimostrare, con gli stessi mezzi, che si tratta di un rapporto di lavoro subordinato.

La costituzione della rendita vitalizia è consentita solo per i rapporti di lavoro dipendente e per alcuni lavoratori autonomi che, di fatto, operano sotto la dipendenza di un altro soggetto.

Come dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro?

Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, la prova dell’esistenza del rapporto di lavoro deve essere documentata attraverso un atto scritto e datato. La durata del rapporto e la retribuzione possono essere dimostrate anche con altri mezzi, come la testimonianza. Tuttavia, è cruciale che la data di inizio del rapporto sia documentata in forma scritta e certa, per poi ricostruire la durata e le condizioni del rapporto lavorativo.

Inoltre, è fondamentale dimostrare che il rapporto lavorativo è di tipo subordinato, provando il vincolo di subordinazione.

Basta una sentenza per riscattare i contributi non versati?

L’accertamento giudiziale dell’esistenza del rapporto di lavoro può essere considerato prova del rapporto subordinato ai fini della costituzione della rendita vitalizia? La risposta è negativa, se il giudizio si basa su prove testimoniali anziché su documentazione scritta e certa. Per dimostrare l’esistenza e la costituzione del rapporto, nonché il vincolo di subordinazione, è necessaria un’unica prova scritta e datata; le prove testimoniali possono solo attestare la durata e la retribuzione. La sentenza non integra di per sé la prova scritta.

Angelina Tortora
Angelina Tortorahttps://bonus24ore.it
Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il Lettore nel disbrigo delle pratiche dalle più semplici alle più complesse. Direttrice di varie testate giornalistiche e impegnata in vari progetti editoriali e sociali.
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