Nuove tasse e dazi sulla Tari: le voci di spesa che i cittadini si ritroveranno a dover pagare

La Tari si arricchisce di nuove voci di spesa a cui i cittadini, in alcuni casi, non ne sanno dare una spiegazione. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla novità introdotta dal maggio 2023 e sulle tasse e dazi che compaiono nella cartella da pagare.

Dicembre è il mese in cui i cittadini e le aziende sono chiamate a pagare il saldo della TARI, la tassa sulla raccolta e smaltimento rifiuti. Gli importi sono variabili in base alle tariffe in parte fisse e in parte variabili, infatti a seconda della Regione e Comune di appartenenza, nonché per via di altri parametri, il cittadino versa quote differenti.

Di recente, però, sono spuntate 2 nuove voci a cui non tutti avevano fatto caso. Si tratta in sostanza di un aumento, anche se va precisato che è piuttosto irrisorio (almeno per adesso). Andiamo a scoprire di cosa si tratta e a quanto ammontano i nuovi oneri.

TARI, aumentano le tasse: ecco perché

Oltre agli aumenti “consueti”, quest’anno i cittadini hanno trovato alcune voci nuove e un po’ di più da pagare nel cedolino della TARI.

Più precisamente, i cittadini e le aziende devono pagare, oltre alla tassa stessa:

  1. La quota per la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati e dei rifiuti volontariamente raccolti in mare (UR1) ma anche laghi e fiumi n.d.r.
  2. La quota per la gestone dei rifiuti in caso di eventi eccezionali e calamitosi (UR2).

Per quanto riguarda la prima voce, come spiega anche la rivista per consumatori Altroconsumo, si è deciso di inserire questa voce a causa di una serie di eventi: innanzitutto una Direttiva Europea del 2019 ha dato il via libera ai Paesi Membri di utilizzare mezzi per coprire i costi della raccolta dei rifiuti ripescati in mare, nei laghi e nei fiumi, onere che si accollavano esclusivamente i Comuni portuali. L’Italia ha deciso di dare il suo contributo attraverso la TARI.

Nel 2024, i cittadini e gli utenti sono chiamati a pagare, per questa voce, 10 centesimi all’anno. Una cifra irrisoria ma che potrebbe subire aumenti in base alle necessità.

La seconda voce, invece, nasce dall’esigenza di tutelare chi raccoglie e smaltisce i rifiuti in seguito ad una calamità naturale, e più precisamente l’iniziativa è partita nel 2023, anno in cui si sono verificate le tristemente note alluvioni. Arera ha quindi deciso di istituire un fondo per aiutare non tanto i cittadini in modo diretto (infatti chi è colpito dall’alluvione o altri eventi calamitosi è esentato dal pagare alcune tasse per un breve lasso di tempo) ma per compensare le perdite economiche degli operatori che gestiscono la raccolta e smaltimento rifiuti che, appunto, per un determinato periodo di tempo vedono minori entrate. 

L’importo stabilito al momento è di 1,50 euro per utenza all’anno, e anche in questo caso è probabile che possa aumentare in caso di nuove calamità.

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Quali sono le città dove si paga di più la Tassa sui rifiuti

L’anno scorso ogni Regione e Comune hanno applicato aumenti alla tassa sulla raccolta e smaltimento rifiuti, anche per colmare i costi dovuti all’inflazione. Come ogni anno, vengono stilate delle classifiche in cui si svela quali sono le città dove si paga di più e quelle dove invece la tassa ha un peso un po’ più leggero sul portafogli dei residenti. In generale, al Centro-Sud troviamo le tariffe più alte.

Nel 2023, al Sud si è visto un incremento generale dell’1,2% e la media è passata da 372 euro a 377 euro; al Centro, c’è stato l’aumento più consistente, un +4,4%, che ha portato le tariffe a 346 euro rispetto ai 332 euro dell’anno precedente; infine, al Nord l’aumento è stato del 3,2%, il che ha generato un costo medio della Tari di 280 euro contro i 271 euro dell’anno precedente.

Gli aumenti sono stati molto consistenti in diverse città, con punte ben oltre il +20%. Ad esempio:

  • a Caltanissetta si è registrato un aumento del 24,1%;
  • ad Aosta del 20,3%
  • a Teramo del 20%
  • a Cagliari del 13,3%

I residenti in Trentino Alto Adige possono invece vantare la spesa più bassa (203 euro) mentre chi vive in Puglia arriva a sborsare in media poco più di 426 euro, che è l’importo più alto rispetto a tutte le Regioni d’Italia.

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