Renato Derik Bortolan è un affermato professionista, che ha svolto le attività di commercialista, avvocato ed esperto informatico. L’amore per la musica lo ha spinto a comporre brani con lo pseudonimo di Derekson, mentre quello per la scrittura gli ha consentito di diventare un romanziere e di pubblicare la sua prima opera, “Nel Labirinto di Erminia”.
Esempio vivente di come le passioni siano la nostra ancora di salvezza e di come non ci sia un’unica chiave di lettura della vita, neanche in ambito professionale. La letteratura, la musica e la natura sono in grado di alleviare l’animo umano e farci dimenticare il dolore, offrendoci una via d’uscita, anche solo per qualche attimo. “Scrivere un romanzo è come costruire un ponte tra il mondo interiore e quello esterno“, ha raccontato a Bonus24Ore.it, perché la scrittura può rivelarsi un efficace metodo per fare pace con i propri mostri interiori.
Abbiamo intervistato Renato Derik Bortolan, romanziere che ha trovato nella passione per le parole la via di fuga dai traumi dell’infanzia.
“Nel Labirinto di Erminia” di Renato Derik Bortolan: un commovente viaggio nell’animo umano
Ci parli di lei, della sua storia personale e cosa l’ha spinta a seguire le passioni per la letteratura
Sono nato a Venezia il 10 agosto 1946 da una donna italiana messa incinta da un Ufficiale della R.A.F. (Derek Davison, poi presidente della Britannia Airways e della British Air) il quale non mi ha riconosciuto. Affidato ad una famiglia trevigiana nel primo anno di vita, a soli 4 anni sono stato trasferito a Milano. I miei genitori affidatari, pur amandomi profondamente, a causa delle continue liti coniugali mi hanno fatto conoscere già dall’infanzia le contraddizioni, il turbamento e la pena dei sentimenti.

Nonostante notevoli avversità, ho tuttavia completato gli studi superiori con determinazione e tenacia fino al conseguimento di due lauree: Giurisprudenza ed Economia. Col tempo, le attività svolte a Milano come commercialista, avvocato ed esperto informatico, hanno creato una figura professionale insolita. Grazie ad esse ho maturato importanti esperienze in diversi campi: legale, penale, tributario, amministrativo e telematico. È così che sono nate competenze relazionali ed emotive che mi hanno condotto all’attenzione e alla precisione nei dettagli.
Ora scrivo romanzi con lo pseudonimo di Renato Derik e compongo musica con quello di Derekson. Gli aspetti anagrafici sono alla base del mio nuovo orientamento professionale e il recupero delle mie antiche passioni rappresenta la chiave di lettura del mio cambiamento. Gli pseudonimi mi hanno consentito di comporre testi e musiche parallelamente alle attività “forensi-tributarie” negli ultimi anni di professione. Durante la carriera ho rafforzato un forte senso etico e deontologico cosicché, al termine degli impegni legali, ho trasmesso un bagaglio di coerenti valori nella nuova attività di “narratore-compositore-paroliere”.
Renato Derik Bortolan, come è nata la passione per la musica e l’amore per la natura
Per quanto concerne la “musica”, da giovane ho suonato in diversi gruppi musicali, assecondando un talento naturale che mi ha portato a comporre testi e canzoni dedicate alla dimensione umana. Giovanissimo ho scritto canzoni per bambini. Altri tempi… Allora non ero iscritto alla SIAE e le mie melodie, nonché i relativi testi, portavano la firma dell’indimenticato maestro Vittorio Giuliani (quello che dirigeva l’orchestra della compagnia di Wanda Osiris). Negli anni ’60 ho cantato nella prima formazione dei “New Dada“, poi nei “Blacks“, negli “In” etc. I disordini familiari che ho vissuto da bambino hanno lasciato un segno profondo nella mia anima. Ho trovato nella scrittura e nella musica un modo per dare voce alle contrastanti emozioni, per trasformarle in qualcosa di vero e significativo. Le mie canzoni sono spesso un’esplorazione delle profondità dell’animo umano, delle gioie e dei dolori che ci accompagnano nel corso della vita.
Amo il mare e da anni sono un appassionato velista. Immerso nella bellezza e nella potenza della natura, in barca a vela rinnovo un costante confronto con me stesso. Lontano dalla frenesia della città, poi, ritrovo un senso di pace e di equilibrio che mi permette di meditare intorno al mondo che mi circonda. Il mare è per me una fonte inesauribile di ispirazione grazie alla sua misteriosa immensità, alla sua forza e alla sua capacità di trasformarsi.
La vita mi ha messo di fronte a molte provocazioni, ma ho sempre cercato di affrontarle con coraggio. La scrittura e la musica sono state le mie compagne di viaggio nel percorso professionale; un luogo ideale nel quale trovare rifugio nei momenti di maggiore tensione. Oggi sono grato al destino per avermi offerto questa nuova opportunità di esprimermi.
Ci spieghi qual è l’intento che mira a perseguire tramite le sue attività di narratore e paroliere e dove è nata l’ispirazione per il romanzo “Nel Labirinto di Erminia”
Per quanto riguarda il mio primo romanzo “Nel labirinto di Erminia“, ho cercato di creare mondi paralleli dove i lettori possano immergersi per comparare le proprie esperienze. Ho parlato delle mio vissuto di bimbo consegnato da una madre ad un’altra come fosse un pacco postale. Ho esplorato alcune sfumature dell’animo umano, soprattutto quelle di Erminia (mia madre biologica).
Da protagonista involontario, ho immaginato le sue emozioni più profonde, le gioie e i dolori che verosimilmente hanno accompagnato la sua esistenza. Ho descritto la sua scelta di affidarmi ad altri e la conseguente rinuncia a crescermi, come un atto riprovevole giunto alla fine di un intervallo di tempo che l’ha ingabbiata nella solitudine e nella confusione mentale.

Dopo averla detestata per tutta la vita però, scrivendo, ho tratto una nuova consapevolezza ed ho preso in considerazione una diversa soluzione. Questa donna, perdutasi in un labirinto di contraddizioni, ha compiuto un gesto apparentemente scellerato per offrire al figlio l’opportunità di una vita migliore. In questo mio differente orientamento mi sono sentito migliore. Ho parlato di maternità, di aborto, di adozione e, in generale, di miserie umane. Nella narrazione ho voluto introdurre un invito alla riflessione; un modo per stimolare la curiosità e la voglia di conoscere se stessi e gli altri. Una sorta di invito alla tolleranza partendo da un’autoanalisi.
A mio parere, la sofferenza accresce la sensibilità, così se i contrasti tra i miei genitori adottivi mi hanno logorato, è anche vero che al contempo hanno acuito il mio sentire. Non voglio parlare male di loro, incolpevoli nelle loro passioni mal gestite, ma osservo che la mia gioventù è stata terribile. La musica è stata l’unica via di fuga nei momenti più bui. Oggi, come allora, un invito a vivere con serenità il mio sentire interiore. Chi è felice emana positività. Ecco, mi piacerebbe trasmettere al prossimo questo mio traguardo di raggiunto “equilibrio”.
Renato Derik Bortolan, ha progetti per il futuro?
Al momento sto lavorando ad un nuovo romanzo che uscirà presumibilmente entro la fine del prossimo febbraio 2025: “Intolerance“. Scrivere mi permette di esplorare aspetti di me stesso, come i pregiudizi, i luoghi comuni e le varie forme di intolleranza verso il prossimo. Temi, questi, che non avevo mai compitamente affrontato. Scrivere è come intraprendere un viaggio interiore ed è un’opportunità per comprendere meglio le proprie emozioni, i propri limiti e le proprie paure.

In futuro, vorrei continuare a narrare storie che possano risuonare nel cuore dei lettori e, magari, aiutarli a trovare un po’ di conforto e di comprensione nelle mie parole. La scrittura è diventato un modo per connettermi con gli altri. Attraverso i miei romanzi, esplorare tematiche universali come l’amore, la perdita, la speranza.
Spero che le mie storie possano aiutare i lettori a sentirsi meno soli e a comprendere meglio le esperienze altrui. In futuro, mi piacerebbe dedicarmi a progetti che promuovano l’empatia e l’accettazione dell’altro. I miei progetti attuali e futuri ruotano tutti attorno alla scrittura come strumento di crescita personale e di collegamento. Scrivere un romanzo è come costruire un ponte tra il mondo interiore e quello esterno. È un modo per dare forma ai pensieri e alle emozioni ma anche per condividere un pezzo di noi stessi con gli altri. Il mio traguardo è che i miei libri possano aiutare i lettori a conoscersi meglio e a guardare il mondo con occhi diversi.
Le canzoni che compongo, musica e testi, vogliono avere contenuti sociali, sentimentali o intimi. L’importante è che trasmettano un messaggio a chi ascolta. In tutto questo, considerando che la parte migliore dell’umanità è fatta dai bambini, in futuro non escludo di occupare parte del mio tempo, in una sorta di ritorno al passato, per dedicare loro canzoni e fiabe. Ho già in mente qualcosa ma non ne posso parlare in questa sede.
Ci racconti qualche evento che ha segnato positivamente la sua carriera o che le ha fatto capire che la strada intrapresa fosse quella giusta per lei (un incontro significativo, un premio o anche una curiosità)
Ho fatto il Commercialista e l’Avvocato per decenni e sono stato un pioniere dell’informatica (pur senza laurea specifica). Il mondo letterario è però tutt’altra cosa perché, attraverso la scrittura, mi consente di rivolgermi a coloro, donne e uomini, che avvertono un intimo bisogno di ritrovare se stessi. È un’esperienza indescrivibile: un modo non invasivo di farmi trovare da chi ne abbia voglia. Parlo di una congiunzione con le persone che si sentono toccate dai miei testi o anche dalle mie canzoni. Ho ricevuto tanti feedback positivi dai lettori che si sono sentiti rappresentati o ispirati dal mio romanzo e dalla mia musica. Parlo di una sensazione meravigliosa che mi dà la motivazione per continuare a scrivere e a condividere le mie idee.
Chiunque voglia lasciarsi travolgere dallo stile narrativo di Renato Derik Bortolan, può acquistare il suo romanzo sulle principali piattaforme digitali, su Amazon:
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