Il Governo ha in programma di rafforzare la previdenza integrativa nella prossima Legge di Bilancio. Allo studio una proposta che prevede l’introduzione di una nuova fase di ‘silenzio-assenso’, che consentirebbe di destinare il TFR ai fondi pensione su base volontaria.
Questa misura sta guadagnando sostegno, poiché si basa sulla volontarietà, a differenza della proposta della Lega, che prevede un’assegnazione obbligatoria di una parte del TFR alla previdenza complementare.
La nuova proposta del Governo sulla modifica del TFR
La proposta di “silenzio assenso” sembra riscuotere pareri favorevoli anche di sindacati. La decisione finale da parte dell’Esecutivo arriverà nelle prossime settimane, quando verrà definito il perimetro della manovra per il 2025.
Nel Programma strutturale di bilancio si delineerà la direzione che il Governo intende seguire in materia di previdenza. Per quanto riguarda le pensioni, sembra che l’idea di estendere la finestra per le uscite anticipate a 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 e 10 mesi (donne), indipendentemente dall’età anagrafica, sia stata accantonata. Al momento è tutto incerto, tante le proposte sul tavolo tecnico, molte riguardano la riforma del sistema pensionistico italiano.
In cosa consiste il ‘silenzio e assenso’ sul TFR?
La modifica proposta dal Governo, riguarda la gestione del TFR maturato. La situazione attuale è che il TFR è trattenuto dall’azienda o dal fondo di tesoreria INPS per le imprese con più di 50 dipendenti, a meno che il lavoratore non scelga di destinarlo a un fondo pensione.
La nuova proposta cambia questa procedura: se il dipendente non comunica la volontà di mantenere il TFR presso l’azienda, le somme accumulate verranno automaticamente trasferite a un fondo pensione. Il lavoratore avrà sei mesi di tempo per prendere una decisione; in mancanza di comunicazioni, si attiverà il silenzio-assenso e il TFR sarà utilizzato per finanziare una pensione integrativa, contribuendo così a garantire una rendita futura.
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