Addio mamma Ilda, testimonianza di figlia e di cittadina, ‘tenetela nel vostro cuore’

Addio mamma Ilda. Questa è la mia testimonianza, di figlia e di cittadina. Tenetela nel vostro cuore. Perdonando qualche parolaccia di troppo che scaturisce dal dolore.

 La malattia di mia mamma, rarissima negli anziani, era forse latente e potrebbe essersi “risvegliata” per via dei vaccini obbligatori fino a qualche mese fa? Dio solo lo sa. Su questa terra, non troverò risposta alcuna.

Addio mamma Ilda: dalla leucemia alle cure palliative

Coloro che dovevano curarla hanno rifiutato di confrontarsi con chi ne sapeva di più. Ho indicato più volte inutilmente i recapiti del  Prof. Martinelli di Forlì, unica eccellenza europea nella cura delle leucemie dei meno giovani. Un pilastro portante di cui non si parla abbastanza.

Durante il  ricovero di mamma, nel reparto per cure palliative dove si è spenta, sono stata costretta a sottopormi al terzo vaccino per poterla vedere e sono stata assillata dai controlli del Green Pass. Il lascia passare cartaceo veniva chiesto ad ogni entrata: il mio  non andava bene perché non potevano leggerlo con i loro aggeggi elettronici: ho dovuto recarmi a venti chilometri di distanza per farlo plastificare, altrimenti volevano  i tre vaccini e il tampone!! Vietate le visite se superiori a due al giorno e chi usciva non poteva rientrare, neppure con i tre vaccini. Mi è sembrata una persecuzione burocratica, cavillosa e circostanziata.

Tuttavia, le sofferenze di mia mamma, a mio avviso, in quel reparto di cure palliative (??) non sono state affatto lenite. Mi è parso, e magari mi sbaglio, che di lei non importasse granché a nessuno. C’era solo tanta fretta che liberasse un letto?? Chissà. In ogni caso, non me la prendo mai con le persone, bensì col sistema che ci stritola sovente nei suoi ingranaggi. Chiedo scusa a chiunque si sentisse offeso. Non è mia intenzione ferire chicchessia.

Non riuscirò mai a dire addio ai miei genitori, Ilda e Giorgio

Sono figlia unica di una figlia unica….non credo che riuscirò mai a dire addio ai miei genitori, Ilda e Giorgio. Rimarranno con me, nel mio cuore, dopo un arrivederci troppo doloroso. Insieme, sono stati al timone di una nota pasticceria, enoteca, bar e ricevitoria  frequentata da residenti e turisti dal 1960 al 1993, aperta dalle 7 del mattino alle 24. Mamma ha confezionato, oltre a molte altre cose, tantissime bomboniere per alcune generazioni di sposi: li ricordava tutti. 

Finché un divieto di sosta stroncò l’attività di famiglia, che altrimenti sarebbe durata nel tempo, tramandandosi felicemente ai posteri. I miei genitori dovettero svendere e si stabilirono nella casa dei nonni materni. 

Sovente, quando credeva di non essere vista, mamma accarezzava le fotografie scattate in bar con i clienti e i loro cagnoni, sospirando: “Non li vedrò mai più!”. Papà continuò a lavorare a Pragelato. Entrambi hanno avvertito fino alla fine la mancanza lacerante della quotidianità a cui si erano dedicati con amore. Credo sia un dolore che accomuna i troppi che hanno amato e perduto ingiustamente il proprio lavoro.

Cara Mamma,

eri una donna alta e fiorente, che dimostrava dieci anni in meno con comodo. Poi una malattia crudele e una sanità discutibile hanno corroso il tuo fisico. Ultimamente, ti chiamavo con sincera tenerezza: “Il mio pulcino”, in patois, vernacolo della Val Germanasca “mùn pulic “.

Casualmente, dopo i vaccini, si è manifestata in una signora prima in gambissima una malattia che difficilmente aggredisce in tarda età: la leucemia mieloide acuta. Una autentica maledizione. Ma forse tendiamo a trovare una causa per ogni dipartita?

Il prof. Martinelli di Forlì è un punto di riferimento del settore: ho pregato temo invano ripetutamente chi si occupava di te in ospedale di contattarlo, dopo avergli scritto personalmente e aver ottenuto risposta.

Non credo che riuscirò mai ad accomiatarmi da papà e mamma, Ilda e Giorgio. Lei stroncata  dalla leucemia, lui ucciso dal raro tumore di Merkel a soli 65 anni nel 2000, dopo un anno e mezzo di agonia. Rimarranno con me, nel mio cuore ora troppo preoccupato e solitario, dopo un arrivederci  doloroso.

Noiosi problemi ortopedici hanno tormentato mia mamma dal 1990 al 2022. Abbiamo sperimentato l’umiliazione delle barriere architettoniche, l’insofferenza della gente per il suo passo non più scattante durante le gite, la maleducazione di chi non le cedeva un posto a sedere. Rammento che venne con me a un meeting sanitario con relative unità cinofile. Appoggiata alle sue stampelle, continuava a chiedermi sconsolata: “Parlano di salute, di aiuto e rispetto, ma  non hanno una sedia per me?”. Idem per conferenze, ecc.

Poi, la seconda dose di vaccino anti Covid

Il 4 gennaio 2022 seconda dose del vaccino anti Covid Moderna. Ha cominciato a dimagrire, ma è rimasta energica fino a giovedì 12 maggio. Dovevamo fare la spesa e mamma era entusiasta come di consueto. Arrivata davanti al suo verduriere preferito, ha preferito non scendere. Stessa scena davanti al bar tavola calda dove era sempre lieta di sostare. L’ho riportata a casa sua, in Val Chisone.

Ha smesso quasi del tutto di mangiare. Voleva spegnersi nel suo letto senza dottori. Ho insistito (e non ho tardato a pentirmene amaramente!!) per degli accertamenti clinici. Mia mamma non voleva saperne perché temeva di non potermi più vedere in ospedale per via dei divieti scaturiti dalla pandemia: grazie a Dio ci siamo viste ogni giorno, anche se le visite erano sovente limitate da quella che mi pareva pedanteria. Inoltre ribadiva che, alla sua età, non avrebbero dato valore alla sua vita: avrà avuto ragione ?

Il 4 luglio alle 8,45 prelievo del sangue a domicilio. Alle 15 ci chiamano perché l’emoglobina è a 4. Senza una trasfusione mamma non avrebbe trascorso la notte viva. E’ partita in ambulanza per l’ospedale più vicino, dopo due notti trascorse in Pronto Soccorso, è stata ricoverata nel reparto di Medicina.

Mamma Ilda ha lottato giorno dopo giorno con coraggio

Mamma Ilda ha lottato con coraggio, anche fisicamente, con coloro  che la deridevano senza pietà perché chiedeva di andare in bagno per conto suo, invece di aiutarla a conservare quella autonomia che aveva mantenuto intatta fino a quel momento. Purtroppo invano.

E’ rimasta in ospedale dal 4 luglio al 2 agosto. Sono stata lì ogni giorno durante l’orario delle visite. Niente bagno assistito. Niente aiuto per andare ai servizi. Nessuno la alza dal letto. 35 gradi di calore in camera ogni giorno.

E’ entrata autonoma ed è uscita invalida. Lucidissima, ma impossibilitata ormai a muoversi come sperava. Vittima di elementi spesso, a mio parere, petulanti.

Durante i due ricoveri ospedalieri (in luglio e in settembre) ho sentito spesso molti ricoverati implorare invano per ore intere chi doveva e poteva accompagnali in bagno.

Intanto, nonostante i due vaccini, mamma è risultata positiva al covid. Grazie a Dio, sono sempre riuscita a vederla lo stesso.

La diagnosi: leucemia mieloide acuta

Il 23 luglio la dottoressa  ematologa del quinto piano, mi comunica la diagnosi: leucemia mieloide acuta ! Prognosi tre mesi che diventeranno due. Mi dice che non soffrirà: soffrirà invece fino all’ultimo respiro. Del protocollo del Prof. Martinelli non se ne parla.

Rifiuto di mettersi in contatto: se voglio posso portare mia mamma…da lui. Una presa in giro date le sue condizioni.

Chiedo e ottengo, con non pochi sforzi, le dimissioni in Adi (cure domiciliari). Il primo agosto aspetto invano il rientro di mia mamma con l’ambulanza. Sviene mentre la spostano dalla sua camera d’ospedale al mezzo. Arriverà il 2 agosto e resterà a casa propria con me fino al 9 settembre, venerdì.

Molti mi hanno detto che i malati di leucemia non avvertono dolori: purtroppo, non è vero. Nulla di più falso.

 Mamma Ilda capisce che non guarirà più. Si dispera. Non rivedrà i mercatini natalizi di Montreux che ci piacevano tanto. Non vedrà crescere la sua bis nipotina.

Venerdì 9 settembre doveva raggiungere l’ospedale per una trasfusione periodica. Crolla tra le braccia dell’eroe dell’ambulanza  che pensava di sollevarla da solo. Torniamo in ospedale: prima al pronto soccorso, dove mia mamma grida disperata, poi nel reparto di Medicina. Mamma Ilda ha le braccia nere perché le vene si rompono.

Viene perpetrato un accanimento, a mio avviso inutile quanto doloroso: catetere vescicale e un accesso venoso inguinale, che mamma cercherà di strappare fino alla morte. In compenso….la sofferenza fisica resta.

Poi, le cure palliative…

Il 19 settembre, lunedì, ci spostano dove c’è un reparto di cure palliative (??) al primo piano. In realtà, mia mamma non ha mai smesso di tribolare. Era come bloccata dai calmanti che le impedivano, secondo me, di esprimere la sofferenza che provava ogni momento in modo fin troppo evidente e che non è mai stata sconfitta. C’è da litigare perché negano la nutrizione ai morenti (glucosata): una scelta che puzza di eutanasia passiva vietata dalla legge e dal cuore. 

Massima fiscalità sul green pass: devo sottopormi al terzo vaccino (!!) per poter restare vicino a mia mamma.

Nella camera fa molto freddo. Non c’è acqua calda, né carta igienica.

Mamma si spegne, dopo lunghe sofferenze, il 24 settembre alle 14,30.

Non vedrà un centesimo della invalidità che le è stata riconosciuta.

Di lei potrei scrivere a lungo: di quanto amasse i quattro zampe, i fiori, i libri, la allegre tavolate e le belle vacanze. Non c’è tendina o centrino nelle nostre case che non sia stato confezionato da lei. Cuciva, cucinava, zappava, sferruzzava. Univa all’amore per i ritrovati moderni l’attenta conoscenza dei saperi antichi.

A qualunque ora, in quella che amava definire la sua amata “stamberga” di Inverso Pinasca, familiari e amici hanno trovato una tavola prontamente imbandita, accoglienza e ascolto.

Crudelmente tormentata dalla malasanità, dalla burocrazia e dell’ingiustizia terrena

La sua vita, come quella di papà e la mia, è stata crudelmente tormentata dalla malasanità, dalla burocrazia e dell’ingiustizia terrena. Troppo spesso siamo stati privati tutti e tre del frutto onesto delle nostre fatiche. E’ accaduto nel 1986, quando un divieto di sosta imposto dall’amministrazione comunale, ha di fatto stroncato l’attività di famiglia: un bar pasticceria enoteca eccellente che accoglieva dal 1960 residenti e turisti.

E’ successo nel 2008 e nel 2011 quando ho perso ingiustamente le occupazioni che mi davano da vivere. Mia mamma ha testimoniato con assoluta lucidità e innegabile coraggio durante le mie due cause di lavoro: lunghe, sfibranti e …molto discutibili dal punto di vista del risultato. I meno ricchi non hanno mai ragione ??

 Si è verificato un pesante sopruso ancora nel 2013, quando chi di fatto occupa un prato adibito a parcheggio ha cessato di corrispondere a mia mamma un regolare affitto.

Ma questo non ha mai tolto il sorriso a mamma Ilda, che non perdeva  un’occasione per scherzare, per viaggiare e incontrare gli amici finché ha potuto.

Residenti in Piemonte, quando tornavamo Emilia, dove papà ed io siamo nati, avevamo delle tappe fisse, sulle orme di Giovannino Guareschi: prima presso il favoloso ristorante di Alberto a Roncole Verdi, poi nel bellissimo Museo di Alberto e Carlotta nella stessa località. Irrinunciabili le visite a Brescello con Marco Cagnolati.

Stupende le belle passeggiate nel Parco Ducale di Parma e irripetibili le soste enogastronomiche nelle trattorie tipiche della nostra amata città, come il Grillo a Vigatto. Nel parmense, ci attendevano amici come Mirella e Pietro Biacchi, Ugo e Toni Falavigna, Sergio Dall’Oglio e la scatenata tribù dei parenti.

Impossibile dimenticare Adriano Bertinelli e La Voce di Parma.

In Val D’Aosta, ci piaceva andare a Cogne, dove eravamo innamorati della fontana tipica, della grande libreria, dei merletti e di tante altre realtà ancora. Siamo stati gioiosi cittadini del mondo finché abbiamo potuto.

In Liguria, papà e mamma erano fieri di portare il nipotino al mare: a Borgio Verezzi, a Spotorno, a Vallecrosia, spaziando tra spiagge e borghi tipici. Senza mancare all’appuntamento con Euroflora e la trattoria dell’Angelina.

Ilda era un spirito libero

Ilda era una ottima cuoca, una buona forchetta, uno spirito libero altruista e vacanziero, una donna intelligente e sensibile, innamorata di quel mare romagnolo che non vedeva ormai da troppi anni. Le onde spumeggianti di Miramare di Rimini cullano dolcemente i ricordi più belli e significativi della nostra famiglia.

Mamma ha raccolto, accudito e coccolato tantissimi animali nei pasticci, che l’hanno ripagata con assoluto affetto e adorazione.

Non sarà facile ripartire, con il sedile del passeggero vuoto accanto a me, mentre dietro occhieggiano sconsolati i bastoni da passeggio a cui la mia mamma si appoggiava da decenni per percorrere coraggiosamente sentieri non sempre facili.

Attenta custode della propria autonomia e libertà, ha sofferto indicibilmente a causa di una malattia che non perdona, soprattutto quando si è vista derisa per la sua sofferenza da chi doveva occuparsi di lei. Possa quel Dio che ha tanto invocato nelle ore più atroci, parlando sempre il dialetto patois di cui era sostenitrice, donarle finalmente pace, Luce e ali per volare.

Un pensiero particolare (!) va a chi occupa i suoi terreni senza pagare l’affitto. A chi ha sfruttato il suo buon cuore. E alla burocrazia che tanto sovente le ha negato il giusto. Mamma ripeteva spesso un vecchio adagio, ben noto anche alle generazioni passate: “Dio ci preservi dal fuoco, dall’acqua e dalla ingiustizia terrena!”.

Abbiamo avuto un brutto impatto con la sanità. Non me la prendo con i singoli, che non mi permetto di giudicare o criticare, ma con il sistema….che spesso nega la nutrizione ai malati terminali. Sarà una nuova battaglia da combattere. Se da un lato sono contraria all’accanimento terapeutico doloroso e inutile, dall’altro non credo sia legittimo privare chicchessia della nutrizione e dell’idratazione. Mia mamma era sola in una stanza fredda in un reparto di cure palliative (??). Soffriva molto. E c’era grande fiscalità sul green pass, sebbene avessimo tre vaccini ciascuna e mamma avesse contratto il covid in luglio in ospedale. Visite limitate a due entrate giornaliere. A mio avviso, poca umanità del sistema. Chiedo scusa se il dolore mi fa parlare così.

Ciao, mamma, ci lasci troppo soli

Impossibile non inviare una benevola e madornale sberla simbolica a tutti e tutte coloro che mi esortano a lasciar andare…..Sono pinzillacchere che si dicono quando muoiono le persone care…degli altri !! Lasciate andare i vostri, i miei li vorrei ancora qui.

Poi c’è chi rimanda tutto alla volontà di Dio pur di chiudere il discorso: dimenticano questi teologici delle mie ciabatte che Gesù guariva i malati, sfamava le folle, resuscitava i defunti e certamente in Suo nome dovremmo rivendicare una sanità più compassionevole. Una sberla doppia a chi mi incoraggia a svendere ciò che i miei genitori, lavorando tutta la vita, mi hanno lasciato con amore. Chi ha soltanto consigli da offrire…taccia !! So sbagliare benissimo per conto mio.

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apocalisse 3,20)

“Alzati e cammina” ( Giovanni 5, 1\13)

Edi Morini

Edi Morini
Edi Morinihttps://bonus24ore.it/
Nel 1988 divento giornalista pubblicista. La passione per la scrittura inizia presto: a sei anni comincia a pubblicare riflessioni e fotografie sul settimanale "Topolino". Collaboro con varie testate giornalistiche.
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