Naspi e 13 settimane di contributi per ottenere l’assegno INPS

La Nuova Assicurazione Sociale per l’impiego (NASPI) è un’indennità corrisposta mensilmente dall’INPS ed è erogata su richiesta dell’interessato.

La NASPI istituita con decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perso involontariamente il lavoro, sono compresi: apprendisti; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; dipendenti a tempo determinato delle P.A.; soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato. Ma cosa succede se un lavoratore si dimette? Scopriamo i casi in cui è possibile ottenere l’indennità NASPI.

NASPI e dimissioni: come ottenere l’assegno

Esaminiamo il caso di un lavoratore che ha presentato le dimissioni per motivi di salute, in quanto non riusciva più a sostenere fisicamente i turni lavorativi. Adesso chiede se può accedere alla NASPI mentre non trova un’altra occupazione lavorativa adatta al suo stato di salute.

In effetti, se un lavoratore si dimette per motivi di salute, non ha diritto all’indennità di disoccupazione, come stabilito dalla legge. L’indennità di disoccupazione (Naspi), è erogata dall’INPS ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente il lavoro.

Per accedere all’indennità di disoccupazione, ci sono alcuni requisiti da soddisfare. Innanzitutto, è necessario trovarsi nello stato di disoccupazione, ovvero essere privi di lavoro a seguito di una perdita involontaria dell’impiego. È anche richiesto dichiarare online la disponibilità immediata a lavorare e a partecipare alle attività di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego.

La perdita dell’occupazione deve essere involontaria, quindi non dipendere dalla volontà del lavoratore. Questo si riferisce principalmente ai casi di licenziamento, compreso il licenziamento disciplinare.

Contribuzione richiesta per accedere all’indennità di disoccupazione

Per ottenere l’indennità di disoccupazione è richiesta una contribuzione di almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Le dimissioni per motivi di salute di solito non danno diritto alla Naspi. Poiché la condizione di disoccupazione deve essere involontaria, l’indennità di disoccupazione non è generalmente riconosciuta quando il rapporto di lavoro termina a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale.

Tuttavia, in alcuni casi particolari di dimissioni o risoluzione consensuale, se gli altri requisiti sono soddisfatti, è possibile accedere alla Naspi. Ad esempio, l’accesso alla Naspi è ammesso nel caso di risoluzione consensuale avvenuta nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione o quando il lavoratore rifiuta di trasferirsi in un’altra sede distante più di 50 chilometri dalla propria residenza o non raggiungibile con i mezzi pubblici entro 80 minuti.

La Naspi può anche essere concessa in caso di dimissioni per giusta causa, quando il lavoratore è costretto a lasciare il lavoro a causa di comportamenti altrui che rendono impossibile il proseguimento del rapporto di lavoro.

Altri casi che danno diritto alla NASPI

Alcune altre situazioni in cui è possibile attivare la Naspi includono le dimissioni di una lavoratrice madre durante il periodo tutelato di maternità e le dimissioni di un lavoratore padre durante il primo anno di vita del figlio, a condizione che abbiano usufruito del congedo di paternità obbligatorio o del congedo di paternità alternativo.

Nel caso specifico di dimissioni per motivi di salute, il dipendente non ha accesso all’indennità di disoccupazione. Le dimissioni presentate a causa di una patologia non sono considerate involontarie e non danno diritto alla Naspi.

Bisogna precisare che se il lavoratore non si dimette, ma viene licenziato per motivi di salute, può ottenere l’indennità di disoccupazione. Tuttavia, il licenziamento per motivi di salute può avvenire solo dopo che il datore di lavoro ha verificato l’impossibilità di riassumere il lavoratore all’interno dell’azienda, magari assegnandogli un ruolo inferiore.

Angelina Tortora
Angelina Tortorahttps://bonus24ore.it
Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il Lettore nel disbrigo delle pratiche dalle più semplici alle più complesse. Direttrice di varie testate giornalistiche e impegnata in vari progetti editoriali e sociali.
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