Pensione di inabilità, quota 41 e isopensione con anticipo di 7 anni, la scelta giusta ma difficile

I lavoratori dipendenti con disabilità possono accedere alla pensione di inabilità se fanno parte del comparto pubblico, e alla pensione di invalidità per il comparto privato.

Un Lettore ha chiesto un consiglio su come accedere all’anticipo pensionistico considerando la sua disabilità. Il quesito è diviso in base alle varie tematiche.

Pensione di inabilità, quota 41 e isopensione con anticipo di 7 anni

Il quesito del Lettore: Buongiorno dott.ssa Angelina Tortora, ho 55 anni e sono un lavoratore precoce con 36 anni di contributi e 41 lavorativi, anche se non contano i periodi senza libretti, purtroppo, sono iscritto alle categorie protette. Da oltre dieci anni soffro di Neuropatia del pudendo, Neuropatia demielinizzante e Neuropatia delle piccole fibre di forma idiopatica.

Inutile dire che ho fatto il possibile per guarire o almeno tenere sotto controllo le malattie, purtroppo senza grandi risultati. Nell’ultima visita INPS mi hanno riconosciuto il 75% di invalidità con legge 104 art.3 comma 3 senza revisione, pur non avendo nemmeno inserito nel verbale le malattie più gravi, quella NPF delle piccole fibre di forma idiopatica, (in quanto a oggi non sono riconosciute come quella del pudendo).

A causa della mia condizione cronica con dolori forti e continui soffro di depressione e insonnia, solo per farla breve. Ultimamente mi sono aggravato molto, non sopporto la posizione seduta oltre i dieci minuti perché accentua il dolore e muovermi normalmente mi costa sforzi che qualche tempo fa facevo solo per scalare le montagne, di conseguenza non riesco più ad avere una vita normale, passando la maggior parte del mio tempo a letto sdraiato sui fianchi e per poco tempo in posizione supina o prona.

Da circa diciotto mesi sono in assenza di lungo periodo, legge 151 e 104, per mio papà che è seguito dalla sua badante h 24 perché disabile al 100% con la legge 104 art.3 comma 3. […].

Mi sono rivolto alla mia azienda […] dove sono ancora inquadrato come assenza di lungo periodo, legge 151 e 104, al sindacato e diversi caf, ma nessuno mi ha dato una strada se non quella di chiedere l’inabilità lavorativa, che già una volta mi hanno rifiutato e l’unica che consentirebbe alla mia azienda di licenziarmi, vero?

Inabilità lavorativa: che cos’è e chi può fare richiesta

L’inabilità lavorativa le darebbe la possibilità di percepire il pensionamento anticipato. Si tratta di una misura previdenziale a cui possono aderire solo i lavoratori del pubblico impiego. Invece, i lavoratori privati possono accedere alla pensione di invalidità con una percentuale dell’80% in su.

In effetti, è un trattamento pensionistico riconosciuto ai dipendenti pubblici a seguito di accertamenti sanitari da parte della commissione medica. La commissione può riconoscere l’inabilità permanente e assoluta a qualsiasi proficuo lavoro presso l’Amministrazione in cui si presta lavoro. Ossia, che non risulta idoneo a svolgere in modo permanente l’attività lavorativa in modo continuo. Per presentare domanda di inabilità, il lavoratore deve possedere almeno quindici anni di servizio, di cui dodici devono essere effettivi se fa parte del Comparto sicurezza, soccorso pubblico e difesa.

Se la commissione dichiara il dipendente inabile al proficuo lavoro, questi ha diritto alla pensione di inabilità a prescindere dall’età anagrafica.

In risposta al nostro Lettore, se la situazione clinica è peggiorata o sono presenti nuove patologie, può fare di nuovo domanda della pensione di inabilità lavorativa presentando alla Commissione una nuova documentazione medica che attesti le difficoltà a svolgere l’attività lavorativa.

Lavoro in smart working: quali possibilità

Il quesito continua: “Pensate che tutta la mia categoria contribuisce al fondo esuberi bancari, però mi hanno detto che questo può essere usato solo in caso di forte difficoltà dalle sole banche, vi sembra logico? Di conseguenza non posso sfruttarlo per avere lo scivolo di cinque anni, nonostante quest’ultimo sia stato incrementato a sette, il che mi manderebbe diritto alla pensione. Essendo il mio, un piccolo istituto di credito, non riescono a trovarmi una mansione idonea per poter svolgere lo smart working. Secondo voi, quali sono i miei diritti, cosa posso fare? […] Premetto che gli ultimi due anni per lavorare mezza giornata prendevo dosi elevate di Palexia, duloxetina e morfina, poi il reparto delle cure palliative dell’ospedale mi ha imposto di fermarmi solo per non aggravare oltre la mia situazione di salute. Vi prego, se avete qualche suggerimento indicatemi il da farsi e proverò a metterlo in atto tenendovi informati. Ringraziandovi infinitamente per la vostra gradita risposta, l’occasione è valida per porgervi i miei più cordiali saluti”

Isopensione e smart working

La legge di Bilancio 2021 ha prorogato l’isopensione con una durata massima di sette anni, per il periodo che va dal primo gennaio 2021 fino al 31 dicembre 2023 (messaggio INPS n. 227/2021).

Si tratta di un meccanismo di anticipo dell’età pensionabile a patto che l’azienda corrisponda un assegno ai lavoratori equivalente all’assegno pensione (isopensione). L’onere è interamente a carico del datore di lavoro. Possono aderire solo le aziende con più di 15 dipendenti e con un esito positivo di accordo raggiunto tra INPS, sindacati dei lavoratori e azienda. In risposta al nostro Lettore, se la sua azienda non ha queste caratteristiche non può accedere a queste agevolazioni.

In riferimento al lavoro in smart working, le consiglio di rivolgersi al sindacato di categoria ed esporre le sue difficoltà. Oppure, chiedere una consulenza ad un avvocato per valutare la fattibilità in merito al suo contratto di lavoro e se esiste effettivamente l’opportunità di poter lavorare da casa.

Nel caso esposto, la misura che permette di accedere alla pensione all’età d 55 anni è la pensione di inabilità lavorativa. Questa misura prevede che l’inabilità sia accertata da un’apposita commissione medico-legale. Anche in questo caso può farsi aiutare dal medico di base o da un medico del lavoro che potrà guidarla nella documentazione medica da presentare all’atto della visita.

Le due misure pensionistiche senza limite di età

Ci sono anche due misure pensionistiche che non prevedono il requisito anagrafico ma solo quello contributivo.

La prima è la pensione con Quota 41 che prevede il possesso di 41 anni di contributi, un anno di contributi come lavoratore precoce, una delle seguenti categorie: disoccupato, caregiver, disabile, lavoratore gravoso /usurante.

La seconda è la pensione anticipata con 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 per le donne.

In entrambe le misure il nostro Lettore non rientra per mancanza dei requisiti.

Consiglio, comunque, di farsi seguire da un avvocato che la potrà consigliare anche sulla possibilità effettiva dello smart working.

Contatti

Entra nella Community e nella Chat del Gruppo WhatsApp al n. 379 122 78 26 con notizie sul lavoro, sull’invalidità, sulle pensioni, sui vari bonus e Legge 104. Nei gruppi Facebook puoi confrontarti con migliaia di persone con i tuoi stessi interessi:

Angelina Tortora
Angelina Tortorahttps://bonus24ore.it
Giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Campania, ragioniera commercialista iscritta all'ordine dei Revisori Legali. Si occupa di tematiche fiscali e previdenziali. Aiuta il Lettore nel disbrigo delle pratiche dalle più semplici alle più complesse. Direttrice di varie testate giornalistiche e impegnata in vari progetti editoriali e sociali.
ARTICOLI CORRELATI

DALLO STESSO AUTORE