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Roccaraso, i cannoni tornano in funzione: al Parco Coppo dell’Orso inizia la stagione invernale, tanto divertimento per tutti

Il gelo notturno riaccende la stagione invernale a Roccaraso, dove al Parco Giochi Coppo dell’Orso sono entrati in funzione i cannoni sparaneve. Le basse temperature hanno permesso di avviare l’innevamento programmato, passo decisivo per l’apertura prevista ai primi di dicembre. L’atmosfera frizzante dell’Appennino abruzzese annuncia giorni dedicati allo svago sulla neve e al divertimento per grandi e piccoli.

A pochi minuti dall’Aremogna, il Coppo dell’Orso conferma il suo ruolo di riferimento per le attività sulla neve, offrendo esperienze alternative allo sci alpino. L’accensione dei cannoni e la produzione di neve artificiale segnano l’avvio ufficiale dei preparativi, anticipando un inverno che promette adrenalina, gioco e natura. In un contesto sicuro e accogliente, il parco rappresenta un punto d’incontro ideale tra turismo, sport e intrattenimento, pronto ad accogliere i visitatori appena le condizioni lo consentiranno.

Roccaraso, riparte l’inverno: al Coppo dell’Orso via all’innevamento artificiale

Il ritorno del freddo accende i cannoni sulla neve. L’arrivo delle basse temperature notturne ha consentito al Parco Giochi Coppo dell’Orso di avviare la produzione di neve artificiale, un passaggio essenziale per garantire una base compatta e uniforme in vista dell’apertura ai primi di dicembre. L’accensione dei cannoni segna l’inizio di una nuova fase di preparazione, resa possibile da condizioni climatiche finalmente favorevoli dopo settimane di attesa.

Il parco si trova a pochi minuti dal comprensorio sciistico dell’Aremogna e offre un’ampia varietà di attività dedicate al divertimento sulla neve. Il ritorno dell’innevamento programmato permette agli operatori di organizzare gli spazi e predisporre le aree destinate alle diverse attrazioni, dalle discese in slittino ai percorsi ludici pensati per bambini e famiglie. L’avvio dei lavori rende sempre più concreta la prospettiva di un’apertura puntuale, con un’offerta che punta a coinvolgere visitatori di tutte le età.

La neve artificiale diventa quindi un elemento determinante per garantire continuità alla stagione e assicurare condizioni di sicurezza, stabilità e fruibilità del parco. Il Coppo dell’Orso torna così a essere uno dei protagonisti dell’inverno abruzzese, pronto ad accogliere chi desidera vivere la montagna in una dimensione meno tecnica e più accessibile.

Un punto di riferimento per divertimento e natura

Il Coppo dell’Orso si distingue per la sua vocazione ludico-sportiva, unendo gioco e attività all’aria aperta in un ambiente protetto e immerso nella natura. La posizione strategica, vicina all’Aremogna e facilmente raggiungibile, lo rende una tappa ideale per famiglie e gruppi che cercano un’esperienza alternativa allo sci tradizionale, mantenendo comunque il contatto con il paesaggio montano.

La struttura propone giornate sulla neve in un contesto informale e coinvolgente, dove grandi e piccoli possono divertirsi in modo sicuro. L’innevamento artificiale permette di garantire continuità alle attività anche in assenza di precipitazioni naturali, offrendo al territorio una risorsa fondamentale per il turismo invernale. Con l’arrivo del freddo e la riattivazione dei cannoni sparaneve, il parco entra ufficialmente nella fase operativa, preparando il terreno a una stagione che vuole confermarsi ricca di presenze.

L’inizio dell’innevamento programmato diventa così un segnale positivo non solo per il parco ma per tutta l’area di Roccaraso, che si prepara ad accogliere visitatori desiderosi di vivere giornate tra neve, montagne e divertimento.

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Tempi di attesa per domanda di aggravamento e 104: cosa succede davvero quando si invia la domanda

In Italia, chiedere il riconoscimento dell’invalidità civile, della Legge 104/92 o di un aggravamento può significare un percorso lungo e complesso.

I tempi ufficiali non sempre corrispondono alla realtà: molto dipende dalla tua ASL, dalle patologie coinvolte e dall’efficienza dell’INPS. Conoscere le tappe, le scadenze legali e i tuoi diritti è fondamentale per evitare frustrazioni e orientarti meglio.

Nel panorama delle prestazioni assistenziali, il riconoscimento dell’invalidità civile, così come dello stato di handicap ai sensi della Legge 104/92, richiede un iter che coinvolge sia l’INPS che l’ASL. Capire quanto vale questo processo, perché è così rilevante e cosa puoi fare per accelerarlo ti può fare risparmiare tempo e delusioni. Se ti stai chiedendo “dopo quanto tempo vengo convocato per una visita?”, oppure “perché ancora non ho ricevuto nulla”, sei nel posto giusto: in questo articolo analizziamo i passaggi, i limiti normativi e anche esempi pratici.

Cos’è e perché conta l’accertamento dell’invalidità civile

L’invalidità civile è uno stato riconosciuto dallo Stato italiano che attesta una ridotta capacità, a causa di una patologia o disabilità, e può dare diritto a benefici economici (come la pensione di invalidità o l’indennità di accompagnamento), a permessi lavorativi, a esenzioni o agevolazioni. Quando fai domanda, l’INPS si occupa dell’intero iter amministrativo, ma l’ASL deve convocarti per una visita medico-legale, a meno che non si tratti di accertamenti “agli atti” (ovvero basati solo sulla documentazione medica).

Questa valutazione sanitaria accerta, in concreto, i limiti funzionali, la stabilità o l’aggravamento delle tue condizioni, e determina se puoi ottenere lo stato di handicap (Legge 104) o un riconoscimento dell’invalidità. Il grado di invalidità, espresso in percentuale (dal 33% al 100%), è cruciale perché definisce quali benefici spettano.

Rilevanza dell’iter: se da un lato la legge stabilisce dei termini massimi (“normativi”) perché non si prolunghi all’infinito, dall’altro nella pratica molti utenti riferiscono attese ben più lunghe di quanto previsto. Questo rende importante sapere non solo che cosa fa l’INPS, ma anche cosa può fare un cittadino se i tempi non vengono rispettati.

Quanto si aspetta davvero: tempi ufficiali vs attesa concreta

Secondo la normativa che regola l’iter, il procedimento amministrativo per il riconoscimento dell’invalidità civile (verbale, esito, decisione finale) dovrebbe concludersi entro 120 giorni dalla domanda. Questo è un termine previsto da circolari INPS e altre disposizioni. Tuttavia, la media reale nazionale supera spesso tali limiti: ad esempio, molti richiedenti rimangono in attesa per oltre 140 giorni. In certe regioni, i tempi medi possono superare anche i 200 giorni.

Riguardo la convocazione a visita, l’INPS assegna un termine di 30 giorni per le procedure ordinarie, che scendono a 15 giorni se si tratta di patologie oncologiche. Ma nella pratica non è detto che questi limiti vengano sempre rispettati: diversi utenti raccontano di attese di mesi prima di ricevere la lettera di convocazione.

Dopo la visita, il verbale medico-legale, che certifica la percentuale di invalidità e l’eventuale diritto alla legge 104, dovrebbe arrivare entro 60 giorni. In realtà, in molte realtà più efficienti, l’esito è disponibile in due-quattro settimane. Se superi i 60 giorni, c’è una tutela: il verbale può “considerarsi approvato per silenzio-assenso”.

Se invece l’esito (il verbale) non ti convince, hai tempo: puoi presentare ricorso entro 180 giorni dalla ricezione del verbale (o anche dalla messa a disposizione tramite il sito INPS), per contestare il grado riconosciuto.

Domanda di aggravamento: cosa puoi fare se i tempi sono lunghi

Un Lettore si trova in questa situazione: ha presentato una domanda di aggravamento (ovvero chiede che venga rivalutata la sua invalidità), includendo anche la richiesta per la Legge 104. Dopo molti mesi, l’ASL non lo ha ancora convocato per la visita. Hai chiamato, ma gli dicono “ci vorranno 14 mesi”: è possibile?

Sì: pur se i termini legali ufficiali esistono, nella realtà la mancanza di personale, la burocrazia locale o le inefficienze possono far saltare le scadenze. Se ricevi risposte come “14 mesi”, puoi:

Sollecitare formalmente l’INPS o la tua ASL (ad esempio con un PEC o raccomandata), richiamando il limite previsto dei 120 giorni (o quello specifico della tua situazione).
Rivolgerti a un patronato o a un’associazione specializzata in disabilità: possono aiutarti a seguire la pratica, a presentare reclami o a preparare un ricorso.

Se superi i 120 giorni senza risposta, hai il diritto di ricorrere in tribunale: l’avvocato esperto può chiedere l’accelerazione della procedura o un risarcimento per il ritardo.
Nel frattempo, tieni ordinata tutta la documentazione medica: referti, piani terapeutici, certificati del medico curante. Questo ti aiuterà quando ti convocheranno, e può ridurre il rischio di rinvii.

I tempi d’attesa per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile e della legge 104 non sono mai semplici da prevedere. Ci sono vincoli di legge, ma non sempre vengono rispettati. Sapere come muoversi, far sentire la tua voce e, se necessario, ricorrere può fare la differenza.

Grotte del Cavallone in Abruzzo, le più alte d’Europa: il viaggio sotterraneo che non ti aspetti

Tra le vette e le selvagge pareti del Parco Nazionale della Majella, a quota circa 1.475 metri, si apre la Grotta del Cavallone, spesso evocata come una delle più alte grotte turistiche d’Europa.

Il nome evoca un profilo di cavallo scolpito dalla natura sulla roccia, trasformato in simbolo di viaggio nel tempo e nello spazio. La cavità si sviluppa per oltre un chilometro e mezzo, attraversando sale che portano nomi suggestivi come “Foresta Incantata” o “Torre di Pisa”. Per accedervi, serve salire con la funivia o affrontare un percorso su sentieri. La visita richiede abbigliamento adeguato, la temperatura interna si mantiene intorno ai 10 °C, ma il “ritorno alle origini” è garantito.

Questo viaggio sotterraneo non è solo un’escursione: è un’immersione nella geologia, nella storia e nell’immaginario. Nel seguito analizziamo in due sezioni principali che cosa è la grotta e perché è rilevante, e come concretamente si visita, con casi pratici e consigli utili.

Cosa sono le Grotte del Cavallone e perché hanno valore

La Grotta del Cavallone è una cavità carsica situata lungo il versante orientale della Majella, nei territori comunali di Lama dei Peligni e Taranta Peligna, in provincia di Chieti. L’ingresso della grotta si trova a circa 1.475 m di altitudine. La formazione risale a una fase compresa tra i 65 e i 23 milioni di anni fa, quando l’azione erosiva delle acque ha scavato calcareniti e calcari selciferi. Il risultato è una struttura che si sviluppa per più di 2 km, con galleria principale e tre diramazioni secondarie, e un tratto visitabile di circa 1.360 m.

Il valore della grotta è multiplo: dal punto di vista geologico offre concrezioni spettacolari (stalattiti, stalagmiti, “gour” o laghetti di rimonta), dal punto di vista turistico rappresenta un’esperienza unica grazie all’altitudine e all’accesso tramite funivia. Culturalmente, ha anche ispirato il pittore Francesco Paolo Michetti e la tragedia di Gabriele D’Annunzio “La figlia di Jorio”. In termini pratici, visitarla significa entrare in un contesto naturale raro, adatto a chi cerca qualcosa di diverso dal “semplice” trekking: è una combinazione di mezzi (funivia o sentiero), scalini scavati nella roccia e una passeggiata all’interno della montagna.

Da “quanto vale” in senso turistico e paesaggistico, la grotta rappresenta un elemento distintivo per la regione Abruzzo, capace di attrarre appassionati di speleologia, famiglie in cerca di esperienza e turisti curiosi. È rilevante perché porta in primo piano il rapporto tra uomo e territorio, natura e avventura, storia e geologia.

Come si visita la grotta e casi pratici d’uso

Visitare la Grotta del Cavallone richiede un minimo di preparazione. L’accesso avviene tipicamente tramite l’impianto funiviario “Il Cavallone”, che sale fino a 1.366 m di quota dal Colle Rotondo, offrendo una vista panoramica sul Vallone di Taranta. Una alternativa è rappresentata dai sentieri escursionistici che conducono all’imbocco della cavità in circa 2 ore. Superata la funivia o l’escursione, bisogna affrontare circa 300 scalini scavati nella roccia che conducono all’ingresso della grotta. All’interno, il percorso di visita si estende per circa 1.360 m e richiede attenzione alla temperatura costante (circa 10 °C) e al tasso di umidità elevato.

Nel caso pratico di un lettore che desidera visitare la grotta nel week-end estivo, si consiglia di: prenotare in anticipo tramite il sito ufficiale, verificare orari e stagionalità (normalmente in piena stagione la funivia e la grotta sono operativi tutti i giorni) e indossare abbigliamento termico leggero più scarpe antiscivolo. L’esperienza può essere integrata con la visita al museo “Cavallone Easy” a Taranta Peligna o con un’escursione alle sorgenti del fiume Aventino nei dintorni. Quanto alle “ricerche correlate” che un utente potrebbe fare, ad esempio “quando aprono le Grotte del Cavallone”, “quota Grotta del Cavallone”, “cosa vedere Grotta del Cavallone”, la risposta è: l’apertura è stagionale, la quota è circa 1.475 m, e da vedere sono le gallerie carsiche e le pareti rocciose modellate dal tempo.

Infine, per chi domanda “come si fa” a partecipare: si acquista il biglietto funivia + grotta, si raggiunge la stazione di partenza (solitamente Pian di Valle), si sale in cabinovia, si percorre la scalinata fino all’entrata e si segue il sentiero interno guidato fino all’uscita. In questo modo una visita artefatta in un contesto montano diventa concreta e accessibile.

Riepilogando, la Grotta del Cavallone combina geologia, avventura e suggestione naturale: un luogo dove la montagna parla e l’uomo ascolta. Per chi cerca un’esperienza autentica in Abruzzo, questa cavità è un’occasione perfetta per entrare in contatto con la profondità del territorio

BTP luglio 2032: nell’ottava tranche rendimenti in calo e domanda in crescita

Nel collocamento dell’ottava tranche del titolo di Stato italiano con scadenza 15 luglio 2032 sono emersi elementi notevoli sia sul rendimento che sulle richieste raccolte.

Un’occasione importante per comprendere come funziona un’asta di BTP luglio 2032, quanto può valere e perché riveste rilevanza per investitori e risparmiatori. Nell’ambito del piano di finanziamento pubblico del Paese, l’emissione della tranche dell’obbligazione con scadenza prevista nel luglio 2032 ha offerto l’opportunità di valutare costi e aspettative connessi a un titolo a medio-lungo termine.

BTP luglio 2032: costi e aspettative da valutare a medio-lungo termine

Analizziamo nel dettaglio  che cos’è questo strumento: si tratta di un titolo di Stato italiano (BTP) emesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) con scadenza al 15 luglio 2032 e cedola annua lorda del 3,25%. Nell’asta in questione è stata autorizzata una forchetta di emissione tra 1,25 miliardi e 1,5 miliardi di euro, e la tranche è stata collocata al tetto superiore, ovvero 1,5 miliardi.

Le richieste complessive sono state pari a 2,66 miliardi, il che implica un rapporto di copertura di circa 1,78. Il rendimento lordo è stato fissato al 2,95% con prezzo di aggiudicazione pari a 101,92. Il rendimento netto calcolato da fonti specializzate è risultato pari al 2,543%. Per confronto, nella precedente asta dell’11 luglio 2025 lo stesso titolo aveva rilevato un rendimento lordo del 3,02%.

Questo tipo di emissione è rilevante perché: a) segnala la domanda degli investitori per titoli a durata media; b) riflette le condizioni di mercato sul rischio-rendimento per il debito sovrano italiano; c) consente a risparmiatori e operatori di valutare se includere o meno il BTP nel proprio portafoglio.

Ma come si fa a partecipare, e quali sono i casi pratici in cui un investitore può trovare interesse?

Come funziona e quanto vale il BTP luglio 2032? Per partecipare all’emissione di un titolo come quello appena collocato, l’investitore deve rivolgersi a una banca o a un intermediario autorizzato che opera nelle aste pubbliche organizzate dal MEF.

L’asta stabilisce un importo massimo emesso (in questo caso 1,5 miliardi di euro) e riceve richieste da operatori istituzionali e investitori privati. Nel caso in oggetto, il rapporto di copertura 1,78 indica che le richieste hanno superato le disponibilità dell’emissione, segnalando buona appetibilità. Il prezzo di aggiudicazione a 101,92 significa che l’investitore paga circa 101,92 euro per ogni 100 euro di valore nominale del titolo.

Il rendimento lordo del 2,95% rappresenta il guadagno annuale atteso prima delle imposte, e il 2,543% netto riflette il rendimento dopo le imposte e oneri applicabili. La scadenza al 15 luglio 2032 indica che il capitale sarà restituito a quell’epoca, e la cedola del 3,25% verrà corrisposta annualmente fino a quel momento. Nel caso pratico dell’investitore, se decide di comprare questo titolo, dovrà considerare anche il fatto che è già circolante ed ha un ammontare in essere di 18,62 miliardi di euro (di cui 8 miliardi relativi alla prima tranche riservata agli investitori istituzionali). Il regolamento previsto per il settembre-anno in corso fissato al 17 novembre 2025 segna il momento in cui il titolo assume gli effetti dell’emissione, e la prima cedola verrà staccata il 15 gennaio 2026. Da tale momento comincia il flusso di reddito annuale.

Per un risparmiatore che valuta se acquistare questo BTP, è rilevante confrontare il rendimento offerto con alternative (ad esempio depositi, altri titoli di Stato o obbligazioni corporate), valutare la durata residua (quasi 7 anni), il livello dei tassi di interesse attuali e la qualità creditizia dello Stato.

Riepilogando, il valore “quanto vale” di questo titolo è determinato da: prezzo di acquisto, cedola annua, durata residua, condizioni di mercato, rischiosità sovrana. In questo caso, con un prezzo superiore al nominale (101,92) e cedola 3,25%, il rendimento risulta inferiore alla cedola, ma è in linea con le condizioni attuali del mercato.

BTP luglio 2032: casi pratici da considerare

L’emissione della tranche del BTP luglio 2032 assume importanza in vari scenari. Per lo Stato italiano, rappresenta un momento di raccolta di liquidità a medio termine con costi di indebitamento influenzati dal mercato. Per gli investitori, è un’occasione per posizionarsi su un titolo governativo italiano con durata definita, rendimento noto e cedola fissa.

Un caso pratico: un investitore, ad esempio un risparmiatore italiano che cerca diversificazione, può decidere di acquistare questo titolo per ottenere flussi cedolari annuali e recuperare il capitale alla scadenza, evitando oscillazioni troppo lunghe. Dovrà però valutare la possibilità che i tassi di mercato salgano, riducendo il valore di mercato del titolo se dovesse rivenderlo prima della scadenza, oppure che la situazione economica dello Stato peggiori, aumentando il rischio.

Un altro caso: un portafoglio istituzionale che mira al matching delle passività nel 2032 può usare questo BTP per coprire un orizzonte temporale analogo. Da parte del singolo investitore, un’attenzione va posta anche alla cedola futura: la prima cedola del titolo verrà staccata il 15 gennaio 2026, quindi c’è un piccolo “ritardo” temporale che comporta il cedolare utile solo dall’anno successivo all’emissione. Quando si cercano “rendimento sotto il 3%” o strumenti con flusso cedolare costante, questa tranche è indicativa di una fase di mercato in cui i rendimenti governativi stanno leggermente scendendo rispetto alle precedenti aste (dal 3,02% al 2,95%).

Questo dato può suggerire che l’investitore ritiene più sicuro il debito sovrano e/o che la domanda per questi titoli sia elevata. In termini di strategia: chi ha un orizzonte fino a luglio 2032 e desidera una cedola fissa potrebbe considerare tale emissione; chi invece teme la liquidità o la precedente volatilità dei tassi, potrebbe invece preferire scadenze più brevi o alternative con flusso variabile.

Infine, per chi si chiede “come si fa” a partecipare: occorre comunicare all’intermediario la volontà di aderire all’asta o acquistare il titolo in sede secondaria, verificare le condizioni di prezzo, confermare il regolamento dell’emissione e l’iscrizione al dossier titoli. L’investitore deve accertarsi che il regolamento, fissato in questo caso per il 17 novembre 2025, venga rispettato e che la cedola inizi a maturare dal 15 gennaio 2026.

Riepilogando, l’ottava tranche del BTP luglio 2032 mostra come il mercato dei titoli di Stato italiani si stia muovendo in un contesto di tassi moderati e domanda robusta. L’investitore informato potrà deciderne l’inserimento nel proprio portafoglio valutando con attenzione durata, rendimento, rischio e orizzonte temporale.

Novità per i lavoratori con disabilità e familiari: permessi extra e congedo straordinario a partire dal 2026

A partire dal 1° gennaio 2026 la normativa in materia di assistenza e tutela lavorativa per chi vive una condizione di disabilità grave o affronta patologie invalidanti subirà un’importante evoluzione.

Le modifiche riguardano estensioni dei permessi retribuiti, nuovi periodi di congedo e ampliamento dello smart working, coinvolgendo sia i destinatari diretti della tutela sia i loro familiari-caregiver.

Negli ultimi mesi è giunta alla luce una modifica normativa che interessa la Legge 104/1992 (e il più recente provvedimento correlato, la Legge 106/2025) applicabile dal 2026: la legge prevede dieci ore in più di permessi retribuiti all’anno per determinate categorie, insieme a un congedo straordinario fino a 24 mesi, seppur non retribuito.

La ratio è quella di rafforzare le tutele per lavoratori affetti da malattie croniche, invalidanti o oncologiche, e per i loro familiari che svolgono funzione di assistenza. Il presente articolo illustra cosa cambia, quanto valgono queste agevolazioni, perché assumono rilevanza, come si accede e quali sono i casi pratici più frequenti.

Permessi extra e congedo: cosa cambia e quanto vale

Dal primo giorno del 2026 entrano in vigore due misure principali: in primo luogo, i lavoratori riconosciuti come affetti da malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce, oppure da patologie croniche o invalidanti con percentuale di invalidità civile almeno pari al 74%, potranno usufruire di 10 ore di permesso retribuito addizionale all’anno rispetto a quanto già previsto.

In secondo luogo, viene introdotto un congedo straordinario fino a 24 mesi (da intendere come periodo continuativo o frazionato) per la stessa platea di beneficiari. È importante sottolineare che questo congedo, pur rappresentando un’estensione significativa del diritto all’astensione dal lavoro, non è retribuito. Brocardi

Perché queste novità assumono rilevanza?

Innanzitutto perché ampliano le tutele in favore di chi, a causa di patologia grave o invalidità elevata, necessita di tempi extra per visite, cure o assistenza. In secondo luogo, perché riconoscono ai caregiver familiari (sempre nei casi previsti) un supporto più strutturato: in alcuni casi, le ore extra di permesso possono essere estese anche ai genitori di figli minorenni con le stesse condizioni cliniche.

Infine, si prevede anche la possibilità, al termine del congedo straordinario, di privilegiare l’accesso allo smart working per quei lavoratori che ne fanno richiesta, al fine di agevolare la prosecuzione del rapporto lavorativo in condizioni più flessibili.

In termini numerici, le “10 ore” rappresentano un’aggiunta rispetto ai permessi già previsti dalla Legge 104 (ad esempio i tre giorni mensili per assistere familiari con disabilità grave) e costituiscono un margine reale di tempo a sostegno della necessità di cura. Il congedo di 24 mesi, invece, è una misura più radicale: si tratta di una sospensione dal lavoro che deve essere valutata con attenzione, poiché non retribuita e ha implicazioni in termini contributivi e di carriera.

Come si accede e quali sono i casi applicativi

Per accedere ai benefici previsti dal 2026, occorre innanzitutto che la persona interessata ottenga il riconoscimento della patologia o della condizione di disabilità. Nel caso delle 10 ore di permesso, ad esempio, serve una certificazione del medico curante o dello specialista che attesti la necessità delle visite, analisi o cure frequenti.

Nel caso del congedo fino a 24 mesi, il lavoratore oppure, nei casi previsti, il genitore di figlio minore, deve presentare la domanda al datore di lavoro entro i termini e secondo le modalità che saranno stabilite dalla normativa attuativa. È fondamentale comprendere che il congedo è non retribuito, quindi è bene valutare anticipatamente l’impatto sull’assegno stipendiale, sui contributi e sulla posizione pensionistica.

Permessi extra e congedo legge 104: i casi pratici

Un tipico caso pratico: un lavoratore dipendente con invalidità riconosciuta al 74% a causa di una malattia cronica grave. A partire dal 2026 potrà chiedere ogni anno 10 ore di permesso retribuito aggiuntivo rispetto ai permessi ordinari della Legge 104 per gestire visite specialistiche, analisi o cure.

Se la situazione clinica lo richiede, potrà richiedere anche un congedo straordinario fino a 24 mesi, da usare tutto in una volta oppure frazionato, per affrontare un percorso di cura intensivo o necessità di assistenza continuativa. Alla fine del periodo di congedo, potrà richiedere lo smart working per agevolare un rientro progressivo alla normale attività lavorativa.

Altro esempio: un genitore di figlio minorenne affetto da invalidità grave o oncologica. Anche in questo caso, la legge estende le 10 ore di permesso retribuito al genitore, ma non estende il congedo di 24 mesi per questa figura nel modo generale. È quindi importante verificare la specifica applicazione in ciascun caso.

Tra le domande che spesso emergono nelle ricerche correlate ci sono: “chi può usufruire delle 10 ore?”, “il congedo di 24 mesi è retribuito?”, “come incidono queste misure sullo stipendio?”, “posso usarle se assisto un familiare?”.

Le risposte: possono usufruire delle 10 ore coloro che abbiano malattie oncologiche in fase attiva o in follow-up precoce, oppure patologie croniche o invalidanti con invalidità civile almeno del 74%. Il congedo fino a 24 mesi non viene retribuito. Le misure incidono sullo stipendio nel senso che durante il congedo non si percepisce retribuzione né stipendio; bisogna verificare la contribuzione per la pensione. Le 10 ore di permesso retribuito sono a carico del datore di lavoro, che potrà recuperare la quota tramite conguaglio contributivo nel caso del settore privato.

Riepilogando, queste novità rappresentano un significativo passo avanti nel sistema delle tutele lavorative e assistenziali in favore di soggetti con disabilità grave e dei loro familiari.  È però fondamentale che ogni interessato verifichi la propria posizione, i requisiti e le modalità operative, anticipando l’impatto pratico sulle proprie condizioni lavorative e personali.

Abruzzo sui binari della magia: il treno dei Mercatini di Natale

Scopri il Treno dei Mercatini di Natale lungo la Ferrovia dei Parchi: tratte, costi, pacchetti e date per vivere un viaggio d’epoca tra le montagne d’Abruzzo, tra borghi, luci e tradizioni autentiche.

Il Natale in Abruzzo si vive anche sui binari. Ogni anno, la Ferrovia dei Parchi propone un’esperienza unica: il Treno dei Mercatini di Natale, un convoglio storico che attraversa paesaggi innevati e borghi ricchi di fascino, offrendo ai passeggeri la possibilità di scoprire il lato più autentico delle feste.

Il Treno dei Mercatini di Natale in Abruzzo: un’esperienza unica

La linea turistica collega Sulmona a Castel di Sangro, lungo un percorso spettacolare che tocca località come Campo di Giove, Roccaraso e Rivisondoli. Il viaggio avviene a bordo di carrozze d’epoca, riscaldate e accoglienti, perfette per godere del panorama dell’Appennino centrale che, in inverno, si trasforma in una cartolina vivente.

Per il periodo natalizio 2025 sono previste numerose partenze speciali: 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre, oltre a 2, 3, 4, 5 e 6 gennaio. I pacchetti più richiesti includono due notti in hotel a Sulmona, con colazione e cena, più biglietto A/R del treno storico, a partire da 255 € a persona. È possibile anche scegliere soluzioni con soggiorno a Caramanico, Campo di Giove o Rivisondoli, con formule da 219 € (per partenze di novembre) o 279 € per i periodi di alta stagione natalizia.

Il viaggio non è solo un trasferimento, ma un’esperienza immersiva: a bordo si trovano guide e personale che raccontano la storia della ferrovia, inaugurata nel 1897, e curiosità sui borghi attraversati. All’arrivo, i viaggiatori vengono accolti dall’atmosfera calda dei mercatini di Natale, con stand di artigianato, presepi, prodotti tipici e luci che illuminano le vie dei centri storici.

Ogni tappa regala emozioni diverse. Campo di Giove sorprende con le sue botteghe e le decorazioni montane; Roccaraso e Rivisondoli accolgono con le piste innevate e i mercatini tipici; Castel di Sangro offre un centro storico incantato dove respirare l’aria di festa tra musica e profumi di cioccolata calda.

Il biglietto base comprende il viaggio in treno storico andata e ritorno, assistenza e guida a bordo, costi fiscali e assicurativi. È possibile arricchire l’esperienza con escursioni, visite guidate e degustazioni, prenotabili sul sito ufficiale ferroviadeiparchi.it.

Chi desidera partecipare deve muoversi in anticipo: i posti sono limitati e ogni anno le corse natalizie registrano il tutto esaurito in pochi giorni.

Scegliere il Treno dei Mercatini di Natale significa tornare indietro nel tempo, tra carrozze d’epoca, panorami innevati e il profumo di vin brulé. È un modo diverso di vivere il Natale, riscoprendo la lentezza e la bellezza dei viaggi di una volta, tra le montagne e i paesi che rendono l’Abruzzo una regione davvero magica in ogni stagione.

Indennità di accompagnamento e pensione di invalidità: è vero che l’importo si riduce?

Chi percepisce una pensione di invalidità e ottiene l’indennità di accompagnamento teme una riduzione dell’importo complessivo. Ecco cosa prevede la normativa e quando i due benefici possono coesistere senza penalizzazioni.

Un Lettore del nostro gruppo Facebook ha posto la seguente domanda: “Salve, prendo 730 euro di invalidità permanente lavorativa. Ho chiesto la domanda di accompagnamento. È vero che se dovessi ricevere l’accompagnamento mi abbasserebbero la pensione e prenderei mille euro?”

Indennità di accompagnamento e riduzione pensione: ecco cosa prevede la normativa

La domanda del nostro Lettore è molto comune tra chi percepisce un trattamento di invalidità civile o lavorativa e si trova a richiedere anche l’indennità di accompagnamento. Il timore che l’INPS riduca o ricalcoli la pensione nasce spesso da informazioni incomplete o da confusione tra le diverse prestazioni assistenziali e previdenziali. Per comprendere cosa accade realmente, è necessario distinguere la natura giuridica dei due benefici.

La pensione di invalidità deriva dal riconoscimento di una riduzione della capacità lavorativa. Se parliamo di invalidità civile, la prestazione spetta a chi ha un’invalidità pari o superiore al 74%, in base alla Legge 118/1971, e viene concessa a chi rientra nei limiti reddituali stabiliti annualmente dall’INPS. Se invece si tratta di invalidità lavorativa, riconosciuta dall’INAIL, l’indennizzo ha natura risarcitoria e non dipende dal reddito.

L’indennità di accompagnamento, invece, si fonda su un presupposto diverso: il Decreto Legge 509/1988 stabilisce che spetta alle persone riconosciute totalmente invalide (100%) che non siano in grado di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o di compiere gli atti quotidiani della vita. Si tratta di un sostegno economico non soggetto a limiti di reddito e non cumulabile con altre indennità di accompagnamento o simili, ma compatibile con la pensione di invalidità.

Pertanto, chi già percepisce una pensione di invalidità e ottiene il riconoscimento dell’accompagnamento non perde nulla. L’INPS non riduce la pensione, né effettua compensazioni. L’indennità di accompagnamento si aggiunge come prestazione autonoma, cumulabile con la pensione, e viene corrisposta in misura fissa: per il 2025, l’importo mensile è di circa 531,76 euro, come previsto dalle tabelle aggiornate con la perequazione annuale.

La confusione nasce dal fatto che alcune persone, ricevendo più prestazioni, notano un totale intorno ai mille euro e credono che l’Istituto effettui una riduzione. In realtà, il totale mensile deriva semplicemente dalla somma delle due prestazioni, non da una sottrazione o da un ricalcolo. L’INPS calcola separatamente l’importo della pensione e quello dell’indennità di accompagnamento, erogandoli insieme sullo stesso cedolino.

Va precisato che l’indennità di accompagnamento non è tassabile, non concorre al reddito ai fini IRPEF e non incide sui limiti di reddito per altre prestazioni assistenziali. Questo significa che il beneficiario continua a percepire la pensione di invalidità e, in aggiunta, riceve la somma fissa dell’accompagnamento.

Chi si trova nella situazione descritta può quindi stare tranquillo: ottenere l’indennità di accompagnamento non comporta alcuna riduzione della pensione. Al contrario, rappresenta un diritto aggiuntivo, previsto proprio per garantire maggiore tutela economica e sociale a chi necessita di assistenza continua nella vita quotidiana.

Riepilogando, ricevere il riconoscimento dell’accompagnamento non abbassa la pensione, ma la integra. Il totale percepito mensilmente può quindi superare i mille euro, somma che riflette il cumulo di due prestazioni distinte, entrambe tutelate dalla legge italiana.

Pensione anticipata Fornero e contributi figurativi: la Cassazione ribalta l’interpretazione dell’INPS, sono validi per il calcolo dell’assegno

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 27910 del 20 ottobre 2025) ha introdotto un importante chiarimento in materia di pensione anticipata e contributi figurativi.

Secondo la Suprema Corte, infatti, “l’accesso alla pensione anticipata ad età inferiore ai requisiti anagrafici previsti è consentito se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 1 mese per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne; la contribuzione figurativa può concorrere a integrare i presupposti per il pensionamento”.

La Cassazione specifica inoltre che, nel sistema previsto dal comma 11 (che consente l’accesso alla pensione anticipata anche sulla base del requisito anagrafico, oltre che di quello contributivo), la minor contribuzione richiesta deve essere effettiva.

Contributi figurativi: cosa cambia con la decisione della Cassazione

La pronuncia della Corte di Cassazione segna una svolta rispetto all’interpretazione finora adottata dall’INPS.

In passato, l’Istituto previdenziale tendeva a escludere i contributi figurativi (come quelli per disoccupazione, maternità o malattia) dal calcolo utile per il raggiungimento dei 35 anni di contribuzione necessari ad accedere alla pensione anticipata.

In questo modo, molte domande venivano rigettate poiché l’INPS considerava solo i contributi effettivamente versati.

La pensione anticipata, introdotta con la Riforma Fornero al posto della pensione di anzianità, consente l’uscita dal lavoro con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Diversa è la pensione anticipata contributiva, che permette l’accesso con 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi effettivi.

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, distinguendo chiaramente i due regimi di pensione anticipata previsti dalla Riforma Fornero.
La decisione rappresenta un cambio di rotta significativo: la Cassazione riconosce piena validità ai contributi figurativi nel calcolo dell’anzianità contributiva utile per il diritto alla pensione anticipata.

Secondo la Corte, escludere la contribuzione figurativa contraddice lo spirito della legge, che mira a garantire la continuità della carriera previdenziale anche nei periodi di sospensione dell’attività lavorativa (come malattia, disoccupazione o maternità).

Pertanto, i contributi figurativi sono utili sia per maturare il diritto alla pensione anticipata sia per il calcolo dell’importo finale.

Congedo straordinario di 2 anni per legge 104: si può ottenere solo con il domicilio?

Vorrei chiedere un’informazione: se richiedo il congedo straordinario per un paio di mesi per assistere mia mamma, che ha avuto un’emorragia cerebrale, devo necessariamente cambiare la residenza o è sufficiente spostare solo il domicilio?

Mia mamma è già in possesso del riconoscimento ai sensi della Legge 104, art. 3, comma 3. Un’altra domanda: se in casa con mia mamma vive anche mio padre, il congedo potrebbe non essermi concesso? (Mio padre ha 77 anni ed è affetto da leucemia cronica indolente, ma non ha documenti che attestino l’invalidità) Grazie.

Congedo straordinario di 2 anni: requisito di convivenza e diritto di priorità

La risposta è negativa, non è possibile ottenere il congedo straordinario di due anni per assistere un familiare disabile con il domicilio. Un requisito indispensabile è la convivenza con la persona che si assiste, in alternativa è possibile la coabitazione (stesso stabile e stesso numero civico, ma in appartamento diverso) e la dimora temporanea.

Per la dimora temporanea è necessaria l’iscrizione all’anagrafe del Comune. La dimora temporanea ha una validità per solo dodici mesi.

Il domicilio non equivale alla residenza, pertanto, ai fini del congedo straordinario dal lavoro di due anni per assistere un familiare disabile.

In risposta al secondo quesito, un altro aspetto da considerare per poter accedere al congedo straordinario è l’ordine di priorità, come ribadito dalla Circolare INPS numero 122 del 27 ottobre 2022.

Il congedo spetta al:

  1. coniuge, convivente di fatto, parte dell’unione civile convivente;
  2. i genitori anche adottivi in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti;
  3. uno dei figli conviventi, nel caso i precedenti aventi diritto siano in stato di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti;
  4. fratelli e sorelle conviventi, nel caso in cui i precedenti aventi diritto siano in stato di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti;
  5. parenti o affine entro il terzo gravo convivente con la persona in grave disabilità secondo la legge 104 articolo 3 comma 3, solo nel caso in cui tutti gli aventi diritto precedenti siano in uno stato di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti.

Nel caso esposto, se si instaura la convivenza con la madre con disabilità grave ai sensi della legge 104 art. 3 comma 3, può chiedere il congedo straordinario, anche in presenza del coniuge convivente in quanto affetto da patologie invalidanti gravi.

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Stonehenge d’Abruzzo: la necropoli di Fossa, dove il tempo parla attraverso la pietra

Scopri la “Stonehenge d’Abruzzo”, la necropoli di Fossa: un sito archeologico unico nel cuore dell’Abruzzo, tra menhir, tombe a tumulo e riti antichi dei Vestini.

Tra le colline che circondano L’Aquila, c’è un luogo che lascia senza parole: la necropoli monumentale di Fossa, conosciuta come la “piccola Stonehenge d’Abruzzo”.
Un colpo d’occhio e si resta affascinati dall’ordine geometrico delle tombe, allineate come se seguissero un disegno segreto. Qui, tra pietre antiche e silenzi sospesi, si respira un’atmosfera fuori dal tempo.

Più di mille anni di storia si intrecciano in questo sito straordinario, dove si incontrano l’età del ferro, l’epoca preromana e quella ellenistica, fino ai primi influssi romani.

Stonehenge d’Abruzzo: i Vestini, custodi di un culto millenario

La necropoli di Fossa racconta la storia dei Vestini, un popolo italico che abitava queste terre tra il Gran Sasso e l’Adriatico.
Le loro tombe più antiche, risalenti al IX secolo a.C., sono piccoli tumuli di terra e pietra delimitati da cerchi di menhir: alti monoliti disposti con cura, simbolo di forza e protezione.

È proprio questa disposizione circolare a evocare la suggestione della celebre Stonehenge inglese, ma con un’anima tutta abruzzese: selvaggia, autentica, profondamente legata alla terra e ai suoi riti.

Con il passare dei secoli, le sepolture diventano più monumentali e ricche di dettagli artistici.

Nelle tombe a camera ellenistiche, accessibili attraverso lunghi corridoi detti dromos, sono stati rinvenuti corredi straordinari: ceramiche finemente decorate, monili preziosi e un letto funebre in osso e avorio con intagli che raffigurano Dioniso, Menadi ed Ercole.
Un’opera che testimonia quanto l’arte e la spiritualità fossero intrecciate nella vita dei Vestini.

Con l’arrivo dei Romani, le antiche pratiche funerarie scomparvero lentamente, sostituite dall’incinerazione: il segno di un mondo che cambiava, ma che qui sembra essersi fermato per raccontare la sua storia.

Scoperta negli anni ’90, la necropoli di Fossa è oggi uno dei siti archeologici più importanti del centro Italia. Si estende per circa 2000 metri quadrati, in un’area che custodisce quasi un millennio di evoluzione culturale e spirituale. Passeggiare tra i tumuli e i menhir è come sfogliare un libro di pietra: ogni tomba, ogni reperto, ogni segno inciso racconta la vita, la morte e la rinascita di un popolo dimenticato.

Orari di visita (da giugno a ottobre): Sabato e domenica: 10:00 – 13:00 e 16:00 – 18:00 Per aggiornamenti e visite su prenotazione: comunefossa@tin.it