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Nuova asta BTP Valore: ottobre ricco di novità per i risparmiatori, ti spiego come partecipare

Parte la nuova asta di ottobre con BTP Valore, riservata ai piccoli risparmiatori. Analizziamo le novità e le caratteristiche pubblicate dal MEF. 

Il MEF ha reso noto che ci sarà una nuova emissione di BTP Valore il 20 ottobre. Nello specifico, il periodo di collocamento è aperto il 20 ottobre e termina il 24 ottobre alle ore 13:00 (salvo chiusura anticipata nel caso di una forte domanda).

La durata del BTP Valore è di 7 anni, inoltre, le cedole sono trimestrali con un meccanismo “step-up” così suddiviso: nei primi tre anni le cedole saranno a un tasso base; nei due anni successivi la cedola sarà maggiore; negli ultimi due anni la cedola sarà più alta. Inoltre, chi detiene il titolo fino alla scadenza, riceverà un premio extra dell’0,8% del capitale nominale.

BTP Valore: taglio minimo e come sottoscriverlo

Il taglio minimo del BTP Valore è di 1.000 euro con una tassazione al 12,5%, esenzione delle imposte ed esclusione fino a 50.000 euro dal calcolo ISEE.

Il BTP Valore è acquistabile per i risparmiatori individuali e affini sulla piattaforma elettronica MOT, attraverso le banche dealers: Unicredit S.p.A., Intesa Sanpaolo S.p.A. e Banco BPM S.p.A. Saranno presenti altre due banche co-dealers: Banca Sella Holding S.p.A. e Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

Il BTP Valore si potrà sottoscrivere presso gli uffici postali di Poste Italiane per coloro che posseggono un conto deposito titoli o direttamente online attraverso la propria APP di Home banking, ma solo se abilitato alle funzioni di trading online.

Laureati in Italia: perché siamo ultimi in classifica e cosa possiamo fare

In Italia ci si laurea troppo poco. A dirlo sono i dati Ocse 2025: il nostro Paese si trova all’ultimo posto, insieme al Messico, per numero di adulti tra i 25 e i 64 anni in possesso di un titolo universitario. Solo il 22% della popolazione adulta ha una laurea, contro una media Ocse del 42%. Un divario che ci posiziona tra i Paesi industrializzati con il più basso livello di istruzione superiore.

Il problema riguarda anche i giovani: tra i 25 e i 34 anni, soltanto il 31% è laureato, mentre la media europea è del 43%. Peggio di noi, in Europa, solo la Romania. A questo si aggiunge un altro primato poco lusinghiero: l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di ragazzi che non studiano e non lavorano.

Un titolo di studio, però, resta un fattore decisivo per il futuro. Chi si laurea guadagna in media il 38% in più rispetto a chi non lo fa, e chi completa un master ottiene un ulteriore +12%. Ma c’è un ostacolo: spesso a laurearsi sono soprattutto i figli di genitori già laureati, trasformando l’istruzione in una sorta di “questione ereditaria”.

Proprio per questo realtà come I.S.F.O.A. – Hochschule für Sozialwissenschaften und Management hanno deciso di rafforzare il loro ruolo sociale, semplificando le procedure interne e offrendo sempre più borse di studio a chi dimostra impegno, merito e passione per lo studio. Perché la conoscenza non dovrebbe mai essere un privilegio, ma una porta aperta per tutti.

Strange Antiquities: un viaggio oscuro e affascinante tra misteri e reliquie

C’è un piccolo negozio nel cuore di Undermere dove il tempo sembra essersi fermato, tra scaffali polverosi e oggetti che custodiscono segreti arcani. È qui che prende vita Strange Antiquities, la nuova avventura firmata Bad Viking e pubblicata da Iceberg Interactive, pronta a trasportare i giocatori in un mondo avvolto da enigmi, atmosfere cupe e un irresistibile fascino gotico.

Dopo il successo di Strange Horticulture, gli autori tornano con una storia indipendente che non richiede di conoscere i capitoli precedenti, ma che promette di immergere chiunque in una narrazione intensa, fatta di misteri da svelare, rompicapi intricati e incontri con personaggi dalle richieste insolite. Un’esperienza intima e immersiva, dove anche il gesto semplice di accarezzare un gatto diventa parte di un universo che profuma di magia e oscurità.

Una trama che intreccia mistero e quotidianità

Il giocatore veste i panni del custode di una bottega di antiquariato molto particolare, specializzata in reliquie occulte e manufatti dal potere enigmatico. Ogni giorno, abitanti di Undermere bussano alla porta con domande, desideri e problemi che sembrano attingere tanto dal folklore quanto da inquietanti verità nascoste. Tocca al protagonista, e dunque al giocatore, saper riconoscere e interpretare gli oggetti della collezione, scegliendo come e quando utilizzarli per aiutare la comunità. Le decisioni, mai banali, svelano poco a poco un intreccio narrativo che conduce in profondità, dentro un mondo dove la linea tra superstizione e realtà si fa sempre più sottile.

Stile di gioco: tra enigmi, intuizione e atmosfera

Strange Antiquities si propone come un’avventura “dark & cosy”, capace di fondere l’oscurità del mistero con il calore di ambientazioni intime e dettagliate. L’esperienza di gioco si basa sull’osservazione, sulla scoperta e sulla capacità del giocatore di collegare indizi. Gli enigmi non sono mai meri esercizi logici, ma parte integrante del racconto, pensati per dare al giocatore la sensazione di trovarsi davvero davanti a un antico artefatto di cui svelare natura e poteri. La bottega diventa così non solo un luogo di lavoro, ma un rifugio, uno spazio da esplorare con calma, mentre fuori la cittadina di Undermere continua a pulsare di vita e segreti.

Il mondo di Undermere: tra oscurità e fascino gotico

La scelta di ambientare l’avventura nuovamente a Undermere, a distanza di anni dagli eventi di Strange Horticulture, non è casuale. La cittadina immaginaria è infatti un personaggio essa stessa, con il suo aspetto pittoresco e decadente, i vicoli nebbiosi e gli abitanti dalle storie tanto comuni quanto sinistre. Atmosfere gotiche, dettagli curati e un’estetica che gioca con la luce e l’ombra rendono il mondo di gioco non solo un contorno, ma un elemento vivo, che accompagna il giocatore nella scoperta e amplifica la sensazione di trovarsi immersi in un racconto sussurrato tra le pieghe del tempo.

Un’eredità importante, ma un’esperienza autonoma

Pur condividendo lo stesso universo narrativo di Strange Horticulture, il nuovo titolo è pensato come esperienza indipendente. Questo significa che i neofiti potranno entrare senza timore nel mondo di Strange Antiquities, senza necessità di conoscere la precedente avventura. Allo stesso tempo, chi ha amato la cura maniacale dei dettagli e il ritmo narrativo del titolo precedente ritroverà un’impronta familiare, ma arricchita da nuove sfide, più enigmi e un intreccio narrativo ancora più oscuro.

Un progetto indie con una forte identità

Dietro questo titolo ci sono i fratelli Rob e John Donkin, fondatori dello studio indipendente Bad Viking, che ancora una volta hanno scelto di puntare su un concept originale e capace di distinguersi nel panorama delle avventure narrative. A pubblicare il gioco è Iceberg Interactive, realtà olandese ormai nota per aver portato al successo titoli indie e mid-size dal forte carattere, tra cui Strange Horticulture, Chivalry 2 e Blazing Sails. La collaborazione tra i due team promette un titolo curato, coerente e pronto a catturare una community di giocatori alla ricerca di esperienze che uniscano mistero, atmosfera e storytelling.

Un invito a entrare nel negozio

Con la sua estetica affascinante, l’attenzione ai dettagli e una scrittura capace di fondere tensione e intimità, Strange Antiquities si candida a essere una delle avventure più suggestive in arrivo su PC (Steam) e Nintendo Switch. Non resta che varcare la soglia della bottega, lasciarsi avvolgere dall’odore della polvere e dei vecchi tomi, e scoprire cosa nasconde davvero Undermere. Ma ricordate: oltre a risolvere enigmi e custodire segreti, c’è sempre tempo per accarezzare il gatto. Scopri di più sulla pagina ufficiale Steam: Strange Antiquities

Canottaggio sul Lago di Barrea: 2 giorni di sport e natura con la Federazione Italiana

Il 14 e 15 agosto 2025 il Lago di Barrea, nella suggestiva località Convento, si trasformerà in un punto d’incontro per appassionati e curiosi del canottaggio. Un’occasione unica per vivere l’emozione della voga in un contesto naturalistico d’eccezione, con la partecipazione del presidente della Federazione Italiana Canottaggio, Davide Tizzano.

Canottaggio sul Lago di Barrea

Il Circolo Canottieri “La Pescara” organizza due giornate all’insegna dello sport, dell’aria aperta e della condivisione. Gli appuntamenti sono fissati per il mattino, dalle 10:00 alle 12:00, e per il pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:00. Possono partecipare tutti a partire dai 13 anni, a condizione di saper nuotare.

Per garantire un’esperienza sicura e ben organizzata, è preferibile prenotare: ogni mezz’ora potranno salire in barca al massimo sei persone. Un’opportunità da non perdere, che permetterà di provare il canottaggio immersi nel panorama incantevole del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

A rendere ancora più speciale l’evento sarà la presenza di Davide Tizzano, presidente della Federazione Italiana Canottaggio, e di Principia Bruna Rosco, che incontreranno i partecipanti e condivideranno la loro passione per questo sport.

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 389 1786834.

Barrea celebra le nozze del tempo: mostra di tradizioni, abiti e memoria collettiva aperta a tutti

Un viaggio nel tempo a Barrea (AQ), tra abiti da sposa, racconti popolari e riti antichi, per omaggiare la memoria e l’identità culturale di una comunità che custodisce con orgoglio le proprie radici.

A Barrea, piccolo borgo incastonato tra le montagne dell’Abruzzo, l’amore si racconta attraverso il tempo, la stoffa e le tradizioni.

La mostra “La sposa nel tempo”, giunta alla sua terza edizione, è un’iniziativa promossa dallo Sci Club di Barrea, storica associazione dilettantistica nata nel 1969, che da sempre unisce l’attività sportiva alla promozione della socialità e della cultura locale.

Barrea celebra le nozze del tempo: storia e tradizioni

L’idea è nata in modo spontaneo, durante una chiacchierata tra alcune donne del direttivo e simpatizzanti dello Sci Club, sedute davanti a un bar del paese. Tutto è partito dal ritrovamento casuale di un vecchio abito da sposa. Da lì, la domanda: “Perché non fare una mostra?”. È bastato poco perché quell’intuizione si trasformasse in un progetto corale che ha raccolto entusiasmo, ricordi e partecipazione da tutta la comunità.

La prima edizione ha messo in esposizione abiti da sposa che vanno dal 1957 al 2010, ricostruendo una linea del tempo fatta di pizzi, merletti, tagli e stoffe che raccontano epoche, mode e storie di famiglia. Il secondo anno ha visto protagoniste madri e figlie, con i loro abiti a confronto, simbolo di due generazioni a dialogo. L’edizione attuale è dedicata invece alle sorelle: coppie di spose che, pur avendo condiviso infanzia e origini, hanno vissuto matrimoni in decenni differenti, dagli anni Sessanta in poi.

Mostra abiti da sposa
Barrea celebra le nozze del tempo: storia e tradizione (Bonus24Ore.it)

La mostra si svolge nella suggestiva cornice della Galleria “Il Mammarino”, spazio messo a disposizione gratuitamente dalla famiglia Branchetti, da sempre sensibile alle iniziative culturali del territorio. Ma oltre ai vestiti, ogni anno l’evento si arricchisce con tradizioni e riti nuziali antichi che oggi rischiano di scomparire.

Tra questi, la “zuppa della sposa”, un dolce povero della tradizione barreana a base di pane tostato, spezie, vino cotto, liquori, cioccolato e mandorle. Veniva preparata dalla famiglia della sposa e offerta nel giorno del matrimonio in un corteo festoso che, accompagnato da una banda musicale, raggiungeva la sala del ricevimento. C’erano anche piatti decorati, confetti e fiori bianchi: ogni dettaglio portava con sé un significato di buon augurio.

La sposa nel tempo: preparazione del letto nuziale

Un’altra usanza commovente era la preparazione del letto nuziale, affidata alla comare di battesimo della sposa: sul lenzuolo bianco del corredo si creavano disegni con confetti e monetine, spesso con i nomi degli sposi, a simboleggiare fertilità, prosperità e amore duraturo. Il letto diventava un punto di visita per amici e parenti, orgoglio della famiglia e omaggio all’unione appena celebrata.

Letto nuziale
Barrea letto nuziale: storia e tradizione (Bonus24Ore.it)

Durante la mostra si rievoca anche la tradizione della cravatta tagliata: a fine pranzo gli amici dello sposo la riducevano in striscioline, che venivano distribuite agli invitati in cambio di offerte simboliche. E poi c’era il giorno dopo, quello in cui si tornava a mangiare “gli avanzi” in un pranzo più intimo e informale, riservato ai parenti stretti, durante il quale si serviva un dolce tipico: U vcclat, a base di mandorle e amarene, decorato con motivi ricamati e servito come una seconda torta nuziale.

L’intera comunità partecipa con entusiasmo, offrendo abiti, ricordi e racconti. Non tutti, comprensibilmente, scelgono di esporre il proprio vestito, ma chi lo fa contribuisce a un racconto collettivo che restituisce valore alla memoria e rafforza il legame tra le generazioni.

L’edizione di quest’anno è dedicata a Edyta, una cara amica dello Sci Club, polacca di origine ma barreanese d’adozione. Donna creativa e generosa, sapeva cucire e dare forma alle idee con entusiasmo e intelligenza. È anche grazie a lei se questa mostra è cresciuta, anno dopo anno, diventando un evento atteso, emozionante e profondamente identitario.

A Barrea, l’amore non si celebra solo con le fedi, ma anche con ago, filo, pane, vino, stoffe e sorrisi. Ogni edizione de “La sposa nel tempo” è un inno alla comunità, al passato che vive nel presente, alla bellezza della condivisione. Un piccolo grande esempio di come la cultura popolare, se custodita e raccontata, possa continuare a far innamorare.

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Abruzzo, cuore verde d’Europa: il futuro del turismo è sostenibile e rigenerativo

Natura incontaminata, borghi autentici, tradizioni vive e sapori antichi: l’Abruzzo è molto più di una meta turistica. È un esempio virtuoso di turismo sostenibile e rigenerativo, capace di coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo del territorio.

In un mondo che cerca modelli di viaggio sempre più consapevoli, questa regione si afferma come cuore verde d’Europa, con il 36% del territorio protetto tra parchi nazionali, riserve e aree marine. In questo articolo esploreremo perché l’Abruzzo rappresenta una destinazione ideale per chi cerca vacanze sostenibili e autentiche, in armonia con la natura e le comunità locali.

Turismo sostenibile in Abruzzo: un modello da seguire

L’Abruzzo ospita tre parchi nazionali – il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – oltre a numerose riserve naturali regionali. Questo sistema di aree protette non solo garantisce la salvaguardia di specie rare e protette come l’orso marsicano, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale, ma offre anche ai visitatori esperienze immersive nella natura più autentica.

Il turismo sostenibile qui si traduce in sentieri tracciati e manutentati, rifugi ecologici, guide ambientali esperte, progetti di educazione ambientale e iniziative per la mobilità dolce. Camminare, pedalare, osservare: in Abruzzo il turismo è a ritmo lento, rispettoso dell’equilibrio naturale e delle comunità ospitanti.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso: esempio di ecoturismo

Nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si concentra uno degli esempi più significativi di ecoturismo in Italia. Il parco ospita oltre 2000 km di sentieri per trekking e mountain bike, rifugi alimentati da energie rinnovabili, orti didattici e fattorie sociali che accolgono famiglie e scolaresche.

Progetti come il Cammino del Gran Sasso o il rilancio di borghi in via di spopolamento tramite attività turistiche a basso impatto mostrano come sia possibile valorizzare il territorio in modo sostenibile, generando lavoro e inclusione sociale.

L’enogastronomia abruzzese: tradizione e filiera corta

Il turismo in Abruzzo è anche gusto e cultura, grazie a una filiera agroalimentare che valorizza la produzione locale e sostenibile. Dai pascoli montani nascono formaggi come il Pecorino di Farindola, prodotto secondo metodi antichi con caglio suino, mentre i vigneti collinari regalano vini pregiati come il Montepulciano d’Abruzzo e il Trebbiano.

Non mancano eccellenze come lo zafferano dell’Aquila DOP, la pasta artigianale da grani antichi, i salumi della tradizione norcina e i dolci tipici dei borghi. Molti produttori offrono esperienze immersive, come visite ai frantoi, laboratori di cucina o degustazioni nei casolari.

Questo modello alimentare, legato al territorio e alla stagionalità, rappresenta una leva fondamentale per uno sviluppo turistico rigenerativo, che favorisce l’economia circolare e la sovranità alimentare.

Turismo esperienziale e rigenerativo: vivere l’Abruzzo da protagonista

In Abruzzo il turista non è semplice spettatore, ma parte attiva del territorio. Esperienze come la transumanza (oggi riconosciuta Patrimonio Immateriale UNESCO), il volontariato nei parchi, il recupero dei borghi abbandonati o i soggiorni in fattorie didattiche permettono al viaggiatore di lasciare un’impronta positiva, contribuendo al benessere delle comunità locali.

Il turismo rigenerativo va oltre la sostenibilità, perché restituisce valore a luoghi marginalizzati, rigenera ecosistemi e relazioni sociali. L’Abruzzo, in questo, è una terra fertile: basti pensare ai progetti di cohousing nei borghi, agli ecovillaggi della Majella o agli itinerari slow lungo i tratturi e le antiche vie dei pastori.

Vieni in Abruzzo non come visitatore ma per vivere e condividere

L’Abruzzo non è solo una destinazione da visitare, ma un modello da vivere e condividere. La sua offerta turistica coniuga ambiente, cultura, gastronomia e partecipazione in un equilibrio virtuoso tra conservazione e innovazione. Chi sceglie di visitare l’Abruzzo in chiave sostenibile scopre non solo una regione meravigliosa, ma anche un modo nuovo di viaggiare, più etico, umano e rigenerativo.

Per le prossime vacanze, scegli l’Abruzzo: viaggia con consapevolezza, lascia un impatto positivo.

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Castel di Sangro e la sfida di Cosimo: in bici, alla scoperta della vita

Una salita, un sogno, una bici speciale: la storia di Cosimo si intreccia con la Tappa 7 del Giro d’Italia 2025. Da Castel di Sangro a Marsia, tra ricordi, fatica e libertà.

Una tappa, una passione: il Giro d’Italia parte da casa

C’è un fermento speciale a Castel di Sangro, piccolo gioiello dell’Abruzzo incastonato tra monti e storie di fatica. Il 16 maggio 2025 da qui partirà la settima tappa del Giro d’Italia, destinazione Tagliacozzo, con un finale mozzafiato: l’ascesa a Marsia. Un percorso tecnico, selvaggio, poetico. Ma per Cosimo, che su queste strade ha macinato chilometri e pensieri, è molto più di una semplice tappa.

Chi è Cosimo: il “Capitan Poster” della fatica e del sorriso

Cosimo Designatore è uno di quei personaggi che sembrano usciti da un racconto sportivo d’altri tempi. Broker pubblicitario, spirito libero, ciclista per passione e sognatore per vocazione. Non è un tipo da social, ma la sua bici – una “Sailor-Moon-Graziosetta” d’epoca con qualche modifica “furiosa” – racconta tutto di lui. È la regina dei cavalcavia, dice, e lo accompagna nelle sue “Sfide in bici su brevi distanze”, format che lancia con entusiasmo ai romani nella pineta di Castel Fusano. Eppure, è sulle salite d’Abruzzo che il cuore di Cosimo batte più forte.

La salita di Marsia: dove la strada diventa vita

«Chi l’ha provata lo sa», dice Cosimo. La salita da Tagliacozzo a Marsia, dopo il passaggio da Roccacerro, non perdona. La pendenza media è del 5%, ma a un certo punto – proprio prima di Roccacerro – la strada si impenna come una scala infinita. Lì, tra tornanti e fiato corto, i battiti accelerano e le emozioni esplodono. Cosimo lo sa bene, perché Marsia è per lui un luogo di ricordi, fatica e conquista. Una radura che non si dimentica mai.

La fuga, il gruppo, la grande Balena

Cosimo, come ogni appassionato, non guarda il Giro solo con occhi tecnici. Lo vive da dentro, anche se resta sul bordo della strada. Tifa per gli attaccanti fuori classifica, quelli che sfidano il vento in faccia, senza riparo nel ventre del gruppo – la “grande Balena”, come la chiama lui. È lì che si riconosce: in chi ci prova anche se sa di partire svantaggiato. E spera che uno di loro possa prendersi la gloria della tappa, perché “la fatica va sempre rispettata”.

Il ciclismo come metafora: si cade, ci si rialza, si riparte

«Il ciclismo è la vita alla giusta velocità», racconta Cosimo. Con i suoi saliscendi, gli imprevisti, gli sforzi senza premi garantiti. Come la caduta di Nibali a Rio, proprio mentre accarezzava l’oro. Ma anche come quegli incontri fugaci tra ciclisti, in salita, in discesa o durante una sosta: momenti brevi che lasciano il segno. Lo sport dell’onestà e della determinazione, che insegna ad aggiustare la bici, la rotta e perfino se stessi. E che permette, ogni giorno, di scoprire qualcosa di nuovo – fuori e dentro.

L’attesa di una tappa indimenticabile

La Tappa 7 del Giro d’Italia 2025 non sarà solo un passaggio su strade abruzzesi. Sarà uno spettacolo vivo, dove Castel di Sangro si trasformerà nel cuore pulsante della corsa rosa. Dove la montagna non è solo scenario, ma protagonista. Dove un uomo come Cosimo, magari dal bordo della strada con la sua bici speciale, sarà lì a osservare, tifare, ricordare. E forse, nel suo modo unico, a partecipare.

Fisco 2025: perdono 260 euro i contribuenti con il taglio delle detrazioni e maggiori controlli sul bonus 110%

Il 2025 si apre con due importanti novità fiscali che non faranno piacere né ai contribuenti né alle imprese coinvolte nei bonus edilizi. Da una parte, arriva il taglio di 260 euro alle detrazioni per chi guadagna più di 50.000 euro. Dall’altra, la giustizia fa chiarezza su chi deve restituire i soldi quando i lavori agevolati al 110% non vengono eseguiti.

Taglio secco alle detrazioni: chi perde 260 euro

Molti contribuenti con redditi medio-alti stanno scoprendo un’amara realtà nelle dichiarazioni 2025: una sforbiciata di 260 euro alle detrazioni fiscali, introdotta per controbilanciare la nuova Irpef a tre aliquote. La misura, prevista dal Dlgs 216/2023, colpisce chi supera i 50.000 euro di reddito, ma non tocca tutte le detrazioni in modo uniforme.

A essere penalizzate sono le spese detraibili al 19%, come quelle per l’istruzione dei figli, gli interessi sui mutui prima casa o i costi per l’intermediazione immobiliare. Restano invece salve le spese sanitarie e i bonus edilizi. La circolare n. 2/E/2024 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito i dettagli applicativi, ma la misura resta criticata da molti esperti, in particolare dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che ne sottolinea l’iniquità.

Pertanto, due contribuenti con lo stesso reddito possono vedersi applicare trattamenti fiscali molto diversi, semplicemente in base alla tipologia di spese sostenute. Un effetto collaterale pesante soprattutto per le famiglie con figli a carico, che rischiano di perdere più di quanto guadagnano con la riduzione dell’aliquota.

Bonus 110%, chi sbaglia paga (ma all’erario)

Se sul fronte delle detrazioni si parla di tagli, su quello dei bonus edilizi si inizia a parlare di restituzioni. Con la sentenza n. 613/2024, il Tribunale di Monza ha stabilito un principio fondamentale: i crediti d’imposta incassati per lavori mai eseguiti non vanno restituiti al committente, ma allo Stato.

Il caso riguarda un’impresa che, pur non avendo realizzato gli interventi previsti, aveva già incassato oltre 200.000 euro tramite la cessione del credito d’imposta. Il Tribunale ha confermato che il beneficiario illecito di tali crediti può essere chiamato a rispondere nei confronti dell’erario, e ha trasmesso la sentenza all’Agenzia delle Entrate per i necessari controlli e recuperi.

Un messaggio chiaro per imprese e intermediari: le verifiche stanno diventando sempre più puntuali, e i crediti incassati senza la corretta esecuzione dei lavori possono trasformarsi in responsabilità legali e finanziarie.

In effetti, il 2025 si conferma un anno di svolta per il fisco italiano: meno detrazioni per i contribuenti più abbienti e più rigore nei controlli sui bonus edilizi. Per chi opera nel settore o si trova a fare i conti con la dichiarazione dei redditi, essere informati è il primo passo per evitare sorprese (o sanzioni).

Stop alla tassa di soggiorno per i turisti e nuove regole sulla Tari, le ultime news

Grandi novità in arrivo sul fronte dei tributi locali (imposta di soggiorno e nuove regole TARI). Approdato in Consiglio dei ministri il decreto legislativo che punta a riscrivere l’intero sistema di imposizione fiscale a livello territoriale, con impatti concreti per cittadini, imprese e amministrazioni locali.

Tassa di soggiorno: niente estensione ai piccoli Comuni

Uno dei nodi più dibattuti è l’imposta di soggiorno. La riforma, almeno nella versione attuale, non prevede l’estensione automatica a tutti i Comuni della possibilità di introdurre questa tassa. Una decisione che di fatto fa saltare l’ipotesi di un prelievo generalizzato sui turisti, limitando l’applicazione dell’imposta alle sole località che già ne dispongono. Una scelta che farà discutere, soprattutto nei centri a vocazione turistica minore, che avrebbero potuto trovare in questa leva fiscale una risorsa aggiuntiva per i bilanci.

Addio agli interessi con le sanatorie comunali

Tra gli aspetti più innovativi c’è l’introduzione di definizioni agevolate decise a livello locale, che permetteranno ai Comuni di intervenire autonomamente su sanzioni e interessi legati ai tributi locali. In sostanza, le giunte potranno proporre mini-rottamazioni locali, senza attendere provvedimenti nazionali. L’obiettivo è chiaro: favorire l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti e alleggerire i contenziosi in essere.

A supporto di questa strategia, il decreto introduce anche le lettere di compliance per i tributi locali: comunicazioni preventive che mirano a incentivare il pagamento volontario, seguendo il modello già applicato con successo dall’Agenzia delle Entrate per l’Irpef e l’Iva.

Tari: attenzione all’uso effettivo dei magazzini

Importanti novità anche in tema di Tari, la tassa sui rifiuti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 11476 del 1° maggio 2025) ha chiarito che non basta chiamare “magazzino” un locale per escluderlo dalla parte variabile del tributo. È necessario che l’area sia realmente funzionale e “servente” all’attività produttiva. Il caso riguardava una controversia tra un’impresa e il Comune, relativa agli anni d’imposta 2012-2017.

La Suprema Corte ha cassato la decisione dei giudici tributari d’appello del Lazio, richiamando un orientamento del Mef risalente a oltre dieci anni fa: l’uso effettivo del locale è il vero discriminante, e non la semplice classificazione catastale o la denominazione interna dell’azienda.

Compartecipazioni all’Irpef: Regioni e Province alla finestra

Infine, sul tavolo della riforma c’è anche la delicata questione delle compartecipazioni Irpef, che sembrano restare prerogativa di Regioni e Province. I Comuni, per ora, restano esclusi da questa partita, nonostante le richieste avanzate nei tavoli tecnici per ottenere risorse compensative in cambio dei vecchi tagli ai trasferimenti statali.

La riforma dei tributi locali promette maggiore autonomia e strumenti più flessibili per gli enti, ma lascia in sospeso alcuni nodi cruciali. Per i cittadini e le imprese, il messaggio è chiaro: conoscere le novità è fondamentale per non farsi trovare impreparati.

No all’erogazione mensile del TFR: lo ha detto l’Ispettorato Nazionale del Lavoro

In una recente nota (n. 616 del 3 aprile 2025), l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito importanti aspetti riguardanti il trattamento di fine rapporto (TFR).

Secondo l’ente, le disposizioni collettive o individuali possono prevedere un’anticipazione del TFR accumulato al momento della pattuizione, ma non consentono un trasferimento automatico del rateo mensile in busta paga.

Il TFR non può essere pagato mensilmente

Tale pratica, infatti, sarebbe equiparata a una mera integrazione retributiva, con conseguenze anche sul piano contributivo. L’Ispettorato si è concentrato in particolare sulla questione della possibilità di erogare il TFR su base mensile, una prassi comune nel lavoro a tempo determinato e stagionale.

Questa modalità di pagamento, se non conforme alle normative vigenti, espone il datore di lavoro a sanzioni amministrative che variano da 500 a 3.000 euro. In caso di violazione, il datore di lavoro è tenuto ad accantonare le quote di TFR che sono state illegittimamente anticipate.

Questa interpretazione dell’Ispettorato si allinea con le posizioni di diversi esperti legali, i quali avvertono che il rispetto delle normative sul TFR è fondamentale per evitare sanzioni e garantire la corretta gestione delle risorse umane.

In effetti, i datori di lavoro sono dunque invitati a prestare particolare attenzione alle disposizioni riguardanti il TFR, evitando pratiche che possano risultare inadeguate o penalizzabili, per tutelare sia i propri diritti che quelli dei lavoratori.